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Un alieno in un un geroglifico? No una pianta

Dato che mi sono arrivate più email che riguardano un geroglifico, in una tomba di Saqqara, raffigurante un alieno, ho deciso di rispondere in modo da far chiarezza una volta su questa bufala…
Per dare una risposta soddisfacente userò ancora una volta un articolo di DIEGO CUOGHI intitolato

Tomba di Ptahhotep (circa 2400 a.C.)

Saqqara, Egitto

 In questo caso non abbiamo a che fare con presunti UFO nel rinascimento( come nei suoi altri casi), ma in un’epoca più remota, quella della V e VI dinastia dell’antico Egitto. Queste immagini della tomba di Ptahhotep, gran visir al tempo del faraone Ises, si trovano pubblicate in molti siti web:

 

Qui non si parla però solo di UFO, ma di un vero e proprio alieno, che sarebbe raffigurato in quel rilievo dipinto. Ecco cosa si legge in alcune pagine web: “Extraterrestrial Images on the Step Pyramid Saqqara, Egypt and close-up (right)”     (link), “We were flabbergasted to say the least when we took a closer look at this image and could make out an ‘alien grey’ in the bottom of the picture! Does this prove that the building and placement of the Pyramids were aided by alien intelligence? (…) The implications of the discovery of this ancient stone picture that includes the alien are absolutely huge! and could be one of the most important clues to alien intervention into our ancient history ever made! We have included an enlargement of ‘The Grey’. This picture could explain why the Egyptians appeared to be so technically advanced, and how they were able to build the Pyramids with such precision.” (link)

Purtroppo per chi si entusiasma tanto per la scoperta del ritratto di un “Grigio” in una tomba egizia, quello non è un alieno. Infatti in un libro illustrato intitolato “All of Egypt” (Bonechi ed.) troviamo un particolare molto più chiaro e dettagliato dello stesso rilievo dipinto:

 


© Photo copyright Bonechi

Si tratta di un vaso che contiene una pianta particolare che veniva offerta agli dei assieme a frutta e animali. Anche in altri punti della tomba di Ptahhotep troviamo raffigurata la stessa pianta. Un portatore ha addirittura in mano un piccolo vaso della stessa forma di quello “alieno”:

Altri vasi simili a quello scambiato per un alieno si possono vedere nei dipinti che raffigurano il banchetto rituale offerto agli dei in molte altre tombe egizie. Questo è un particolare dei famosissimi affreschi della tomba di Nebamun (Londra, British Museum).

Conclusioni: nel rilievo dipinto della tomba di Ptahhotep a Saqqara non ci sono “alieni grigi” con minacciosi occhi a mandorla. La foto pubblicata in tante pagine web raffigura l’offerta di doni per il banchetto degli dei. In particolare gli occhi del presunto “alieno” sono le foglie di una pianta che esce da un vaso.

La bufala della maledizione egizia di Tutankhamon

Esiste la Maledizione di Tutankhamon? Finalmente si concorda sulla “falsità” della maledizione e sulla casualità ed erroneità di alcuni avvenimenti che causarono la nascita di questo credo. Ma cosa veramente si intende per maledizione? E com’è nata?

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Con il termine Maledizione di Tutankhamon viene indicata una presunta moria che avrebbe colpito inaspettatamente tutti coloro che parteciparono alla ricerca ed alla scoperta, da parte dell’archeologo Howard Carter, della tomba del faraone Tutankhamon, rinvenuta nella Valle dei Re (e catalogata con il codice KV62), nel 1922, scoperta “sponsorizzata” da un ricco nobile inglese, Lord Carnarvon. La maledizione di Tutankhamon è in realtà da considerarsi una trovata pubblicitaria dell’epoca, anche in funzione delle pochissime notizie che trapelavano sia per la lentezza delle operazioni di “svuotamento” della tomba (l’autopsia del faraone risale al 1925, tre anni dopo la scoperta), sia per l’esclusiva mondiale data ad un giornale americano dallo stesso Lord Carnarvon, che tagliò fuori tutti gli altri quotidiani dell’epoca da ogni informazione, innescando così una violenta campagna denigratoria nei confronti della scoperta.Infatti, l’unica morte che potrebbe essere fatta coincidere con la scoperta della tomba, è proprio quella di Lord Carnarvon (morto poco dopo la scoperta); ma la sua morte avvenne per cause naturali: nel febbraio 1923, infatti, tre mesi dopo la scoperta, il nobile inglese fu punto da un insetto; nel clima egiziano, umido e caldo, e su un fisico già indebolito (a causa di un incidente stradale nel 1901) come quello di Lord Carnarvon, ogni piccola infezione poteva risultare fatale; e qualche giorno dopo, radendosi la barba, inavvertitamente egli riaprì la ferita. E l’infezione, nonostante l’immediato trattamento con tintura di iodio, non si fece attendere. Dopo pochissimo tempo il Conte di Carnarvon venne costretto a letto da una fortissima febbre che presto si trasformò in polmonite. Morì dopo una lunga agonia il 5 aprile del 1923 al Cairo.

Tutte le altre morti dei partecipanti alla scoperta avvennero poi a diversi anni di distanza da quest’ultima, come indicato nella seguente tabella.
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* Media dell’età al momento della morte (escluso Callander, per il quale il dato è ignoto, ed il valore massimo 86, relativo a Hall): oltre 63 anni;
* media anni della morte dal 1922, data della scoperta (escluso il valore minimo 1, relativo a Carnarvon, e il valore massimo 47, relativo a Lindsley Foote Hall): quasi 22 anni.

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La stessa Lady Evelyn, figlia di Carnavon, che partecipò attivamente alle fasi iniziali della scoperta della tomba, nata nel 1901, morì nel 1980, mentre il Dr. D.E. Derry, che eseguì la prima autopsia sul corpo di Tutankhamon, morì nel 1969, all’età di 87 anni. Delle 26 persone presenti all’apertura della tomba, solo sei morirono nell’arco dei dieci anni successivi; delle 22 presenti all’apertura del sarcofago solo due morirono nei successivi dieci anni mentre delle 10 persone presenti allo sbendaggio della mummia nessuna morirà sempre nei dieci anni successivi a tale operazione.

Tratto da Wikipedia

Le lampade di Dendera, il geroglifico egizio dell’elettricità

Poco tempo fa ho mostrato un video oltre modo dubbio di “Mistero” per la par condicio oggi ne mostrerò uno di “Voyager” vorrei comunque precisare che risale al 2008 in quanto a mio modesto parere gli autori di tale trasmissione almeno in parte hanno dimostrato un leggero miglioramento nell’esporre le notizie.

Tralasciamo alcune affermazioni come quella iniziale sullo spostamento delle cripte, infatti si sa benissimo che furono saccheggiate poichè avvenne nel 1970, il che è una vergogna; tralasciamo la teoria per cui William Crookes forse visitò Dendera poichè la cosa è ininflunte visto che il suo tubo è l’evoluzione di quello creato da Heinrich Geissler, fisico tedesco che per la cronaca rimase sempre in Germania; infine tralasciamo che il serpente nel bassorilievo è simile a tutto fuorchè alla luminescenza del  tubo di Crookes. Vediamo, invece, come veramente gli egittologi interpretano tale simbologia, che ad onor del vero viene menzionata nel filmato di “Voyager”, ma quasi fosse una teoria come un’altra.


Articolo di Marcello Garbagnati
Le cosiddette “Lampade di Dendera” sono una raffigurazione presente nel tempio tolemaico di Hathor a Dendera. Alcuni sacerdoti reggono quelle che potrebbero sembrare delle grosse lampade a incandescenza o, secondo altre interpretazioni, dei tubi di Crookes per l’emissione di raggi X. In realtà dietro allo strano simbolo vi è la cultura di un popolo e la stilizzazione di due elementi naturali quali : il fiore di loto e il serpente. Di seguito un utilizzo del simbolo all’interno di una “frase” scritta con i caratteri geroglifici:

dendera

La traslitterazione del geroglifico, ovvero la rappresentazione in caratteri del valore fonetico, è: s a H a j t r . t y (pronunciato, più e meno: saha jteretj)il cui significato è: cerimonia relativa all’erezione di santuari, cappelle, templi.

Il segno geroglifico dende  j t r . t , n T r y , t A . w y (Institut d’Égyptologie Université PaulValery, Valeurs phonétiques des signes Hiéroglyphiques d’epoque Gréco-Romaine, Montpellier, 1990, 537, nn.1501-1509) rappresenta il serpente primordiale che si erge dal bocciolo del fiore di loto (allungato graficamente per contenere il serpente). Gli egizi simboleggiavano talvolta l’emergere dalle acque del Grande Spirito della vita come un fiore di loto che sboccia, dai petali rovesciati per rivelare il dio della Luce (non elettrica!) e del Movimento. Il loto è in sé una forma del Dio Supremo.Il simbolo in questione è quindi tutt’altro che misterioso trattandosi di un comune geroglifico il cui significato risulta sensato e coerente negli innumerevoli testi in cui è presente.

Per chi volesse saperne di più ecco il link

In conclusione proporrei io delle domande a chi afferma invece che questo bassorilievo rappresenta delle lampade o dei tubi: Come mai non è stato trovato nulla  neanche lontanamente simile ad una lampada o ad un tubo in uno scavo? Tutti andati persi? E se si come mai nessun popolo, nemmeno quello romano o ebreo, ha mai riportato una minuscola menzione di queste “prodezze tecnologiche” degli egizi? Se anche non fossero stati loro gli inventori, ma per assurdo degli alieni, avremmo comunque solo questa prova ben nascosta? Lo dico perchè ciò sarebbe a dir poco assurdo in quanto per loro sarebbe stato un qualcosa di straordinario, che avrebbero certamente cercato di riprodurre, come normalmente si cerca di fare per ciò che non si conosce  ma si reputa utile.

PS : se vi è qualcuno che  crede alla teoria di Norman Lockyer, cioè alla teoria delle lampade, vuole rispondere alle tre domande, sopra poste, ne sarei ben felice.

La bufala dei monoliti di Baalbek e Assuan

Vari pseudo archeologi nei loro libri di archeologia misteriosa o misterica, come volete, menzionano alcuni monoliti di dimensioni enormi che a detta loro erano impossibili da ereggere con gli strumenti che quei popoli disponevano, i più menzionati nei libri sono i monoliti di Baalbek, in Libano, al plurale perchè molti credono che sia uno invece sono tre, e quello di Assuan in Egitto. Tutti questi obelischi pesano tra le 1000 e le 1200 tonnellate ma mentre quelli libanesi misurano “solo” una ventina di metri, quello ad Assuan misura ben 42 metri.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi: “ma come facevano gli antichi ad ereggere simili monoliti?” risposta: “Non lo facevano”. In effetti il punto focale di tutto è proprio questo, infatti tutti e quattro i monoliti sono ancora nelle cave dove furono costruiti. L’obelisco di Assuan addirittura non è stato neanche estratto totalmente poichè probabilmente la roccia presentava da principio varie venature che avrebbero col tempo causato un crollo strutturale. Una cosa molto curiosa è che il secondo esemplare fatto nella stessa cava e anch’esso all’epoca del regno del faraone Tuthmosis III è l’obelisco del Laterano, prima a Karnak, poi portato a Roma dai romani e ora situato di fronte alla Basilica di San Giovanni in Laterano.


Il sito di Baalbek, invece, è di epoca romana, non c’è nel modo più assoluto una qualsiasi prova che affermi il contrario, e gli scrittori, che si improvvisano storici-archeologi, che affermano la possibilità di un età molto più indietro del periodo dell’impero romano, non hanno ne riscontri temporali ne la minima prova di un epoca antecedente a quella stabilita.

Partendo così da questo presupposto non appare più così assurdo pensare ad un obelisco di tali dimensioni, basti pensare che i romani, oltre ad aver costruito opere ben più colossali, hanno spostato il già citato obelisco Lateranense per almeno 2.000 km da Karnak fino a Roma. Va comunque detto che i tre blocchi di pietra antica che si trovano ancora oggi nella antica cava ad una distanza di 900 m dal complesso del tempio Heliopolis sono tra i più grandi monoliti estratti dall’uomo ed erano destinati al vicino complesso romano per creare un’opera impareggiabile per l’antichità che, sfortunatamente, è però rimasta tale.

I link delle fonti

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link4

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Il papiro di Tulli

Articolo di Marcello Garbagnati

Ho realizzato Egittologia.net e la sua Community nella speranza di fornire uno strumento utile per lo studio e la ricerca.Vedere quindi che proprio su queste pagine è stata fatta una piccola “scoperta” mi ripaga degli investimenti effettuati, soprattutto in termini di tempo ed impegno, per la loro realizzazione.

Il merito di questo successo va a tutti i visitatori e gli iscritti alla community che giorno dopo giorno rendono vivo il sito accrescendolo nei contenuti.Ma veniamo al sodo; tutto comincia con un messaggio di Elio Mariotti postato sul forum dedicaco alle Dinastie (ora spostato nel forum Geroglifici).

In questo messaggio Elio Mariotti chiede informazioni su un papiro rinvenuto dal Prof. Tulli al Cairo del quale però non vi è l’originale, ma solo una copia.

Nel messaggio Mariotti illustra la storia intorno al misterioso papiro citando un articolo del professor Solas Boncompagni:

“Nel 1934, il papiro egizio, noto col nome di “Papiro Tulli”, fu trovato nel negozio di un antiquario, in Egitto, dai fratelli professor Alberto Tulli (allora direttore del Pontificio Museo Egizio Vaticano) e monsignor Augusto Tulli. Il papiro, non poté essere acquistato per l’alto prezzo, ma il professor Tulli copiò il testo che venne poi trascritto da ieratico in geroglifico, con l’aiuto del direttore del Museo del Cairo, abate E. Drioton. Il papiro narrava di una serie di avvistamenti di oggetti misteriosi nel cielo. Protagonisti della vicenda il Faraone Thuthmosis III (1504-1450, circa a. C.) e molti suoi sudditi. Il papiro presentava cancellature anche nel documento originale, in punti nevralgici del testo, cancellature che sembravano volute, quasi a voler evitare che l’episodio fosse comprensibile. Il professor Solas Boncompagni, studioso di clipeologia, nel 1963, venne a conoscenza dell’esistenza del papiro, la cui traduzione era stata pubblicata per la prima volta nel 1956, dalla rivista ufologica inglese “Flying Saucers Uncensored” e poi dalla rivista “The Doubt”, sempre inglese. Boncompagni comunicò tale notizia al periodico “Settimana Incom” che pubblicò la sua lettera. La rivista “Clypeus” pubblicò, nel gennaio 1964, la traduzione in italiano del testo geroglifico. La traduzione fu integrata con note esplicative. Traduzione in italiano del testo geroglifico: “…il ventiduesimo giorno del terzo mese d’inverno, alla sesta ora del giorno 1 gli Scribi, gli Archivisti e gli Annalisti della Casa della Vita si accorsero che un cerchio di fuoco 2 … (lacuna). 3 Dalla bocca emetteva un soffio pestifero, 4 ma non aveva “testa”, 5 il suo corpo misurava una pertica per una pertica 6 ed era silenzioso. 7 Ed i cuori degli Scribi, degli Archivisti tutti furono 8 atterriti e confusi ed essi si gettarono nella polvere col ventre a terra…. (lacuna) essi riferirono allora la cosa al Faraone. Sua Maestà ordinò di. (lacuna) 9 è stato esaminato. (lacuna) ed egli stava meditando su ciò che era accaduto, che era registrato dai papiri della Casa della Vita. 10 Ora, dopo che fu trascorso qualche giorno, ecco che queste cose divennero sempre più numerose nei cieli d’Egitto. 11 Il loro splendore superava quello del sole 12 ed essi andavano e venivano liberamente per i quattro angoli del cielo. (lacuna). 13 Alta e sovrastante nel cielo era la stazione 14 da cui andavano e venivano questi cerchi di fuoco. 15 L’esercito del Faraone la osservò a lungo con lo stesso Re. 16 Ciò accadde dopo cena. 17 Di poi questi cerchi di fuoco salirono più che mai alti nel cielo e si diressero verso il Sud. 18 Pesci ed uccelli caddero allora dal cielo. 19 Grande fenomeno che mai a memoria d’uomo fu in questa terra osservato… (lacuna) 20 ed il Faraone fece portare dell’incenso per rimettersi in pace con la Terra 21 . (lacuna) 22 e quanto accadde il Faraone diede ordine di scriverlo e di conservarlo negli Annali della Casa della Vita, affinché fosse ricordato per sempre dai posteri”Si mobilita subito Gilberto Sozzani che fornisce un link dove è raffigurato il papiroStefania Cirio, Mariotti e Sozzani si domandano come mai è stato tradotto dallo ierartico al geroglifico.

La risposta la fornisce l’ esperto di traduzioni:“Che si sia “TRASCRITTO” e non “tradotto” il Papiro Tulli (di cui ho trovato notizia sui soli siti ufologici), dalla originaria grafia Ieratica in caratteri geroglifici è pratica e procedura comune. Ogni papiro compilato in grafia Ieratica viene dapprima trascritto in geroglifica e poi letto e tradotto. C’è chi, come il Professor Roccati ad esempio, traduce a vista lo Ieratico ma – solitamente – si passa attraverso una trascrizione in caratteri geroglifici. È un po’ come mettere in stampatello una crafia corsiva, per renderne più agevole l’analisi e la successiva traduzione.”La ricerca continua e Kiya (Maria Sansalone)mette mano alle sue risorse bibliografiche trovando riferimenti solo su testi ufologici.Interviene quindi Antef (Franco Brussino), che incuriosito dalla vicenda decide di tradurre il papiro“Questa faccenda del papiro Tulli mi incuriosisce. Non che ci creda, ma , visto che esiste una trascrizione in geroglifico, ho voluto provare a tradurre il testo presentato. Ecco il risultato del mio lavoro.1…. dal cielo, non ha la testa, il soffio della sua bocca emana puzzo, il suo corpo misura 1 khat* di lunghezza…..

2…. la sua voce non esce. Il loro cuore diventa smarrito a causa di questo, e allora essi mettono….

3…. loro….questo annuncio. Ordinò Sua Maestà….registrare….in un papiro della ‘Casa della Vita’ di Sua Maestà….

4…. consigliarsi su ciò che è accaduto. E dopo che alcuni giorni furono passati dopo questi fatti, ecco, numerosi….

5…. più di ogni cosa. Essi splendono in cielo come il sole verso il limite dei 4 pilastri del cielo….

6…. potente è la posizione dei cerchi di fuoco. Questo esercito del re vede….

7…. in mezzo a loro. Ciò accadde dopo cena. Essi salirono in alto….

8…. verso sud. Pesci e uccelli caddero dal cielo….

9….questa terra, non era accaduto da quando fu fondato questo paese. Sua Maestà fece portare dell’incenso….

10… (A)mon-Ra, signore dei troni delle Due terre (era) in esso….ordinò sua maestà…. come scrittura nella casa della vita.* khat, misura di lunghezza pari a circa 52 metri.Rileggendo la traduzione del Papiro Tulli che avevo appena fatto, ho avuto la strana sensazione di avere già visto qualche frase da qualche parte. Ma sì, alla riga 5: ‘verso il limite dei 4 pilastri del cielo’. Questa frase, io l’avevo già vista scritta in geroglifici. Così prendo la Grammatica del Gardiner e la sfoglio. Sorpresa! A pag. 90, negli esercizi, c’è questa frase! Anni addietro, quando facevo gli esercizi su quella grammatica l’avevo già tradotta (per questo me la sono ricordata), ed ora, eccola lì nel Papiro Tulli! Rileggo la mia traduzione del papiro Tulli, e noto un’altra frase che avevo già visto: alla riga 7 si legge:’ciò accadde dopo cena’. Ma questa è una frase presa dal papiro Millingen che tratta dell’attentato ad Amenemhat I e che avevo tradotto quando avevo studiato quel testo! Mi balza alla mente un dubbio, e così controllo sulla Grammatica: trovo quell’espressione, così com’è, al § 158! Allora, con santa pazienza, mi metto a controllare tutte le frasi del Papiro Tulli con quelle della Grammatica e, sorpresa!, posso constatare che ogni riga contiene una o più citazioni del Gardiner! Incredibile! Così, un ignoto autore, in vena di creare una BURLA COLOSSALE, ha inventato di sana pianta il papiro Tulli copiando dalla Grammatica del Gardiner le frasi che più convenivano al suo scopo! Un mattacchione, indubbiamente, che però aveva dimostrato acume e grande fantasia. Ma quale mattacchione! Un GENIO! Un genio vero e proprio che con la sua creazione ha condizionato nel mondo migliaia e migliaia di ingenui creduloni che hanno abboccato alla sua bufala come tanti candidi pesciolini! E dire che molti di questi semplicioni hanno fatto del sedicente ‘papiro Tulli’ una bandiera! Ora, una considerazione. Leggo che il cosiddetto ‘papiro Tulli’ ha fatto la sua comparsa nel 1934. Ebbene, Gardiner ha pubblicato la prima edizione della sua ‘Egyptian Grammar’ sette anni prima, nel 1927. Quindi il Nostro Autore (qui lo fregio delle lettere maiuscole: se lo merita) ha avuto tutto il tempo di escogitare la sua BURLA e di darla in pasto a quanti ci avrebbero creduto. Tutto quadra: ora sappiamo per certo che il ‘papiro Tulli’ è una colossale BUFALA, paragonabile, direi, alla burla degli studenti livornesi con le teste di Modigliani, al mostro di Loch Ness e a quante altre stupidaggini circolano fra i cultori delle cosiddette ’scienze alternative’. Concludendo, a beneficio di quanti vogliano controllare, pubblico qui sotto l’elenco della frasi del ‘papiro Tulli’ copiate dalla Grammatica del Gardiner, citando, caso per caso, il paragrafo della grammatica e la fonte originale, così come ivi indicata.Riga 1 : non ha la testa, §115 (P. Ram)

Riga 2: il (loro) cuore diventa smarrito a causa di questo , § 316 ( Eb. 102,5)

Riga 3: questo annuncio (meglio: per annunciare questo fatto ), § 299 (Sh.S. 157)

Riga 3: in un papiro , § 111 ( Pr.2,5)

Riga 4: e dopo che alcuni giorni furono passati dopo questi fatti , § 327 ( West. 12,9 )

Riga 4-5: ecco, numerosi…..più di ogni cosa , §145 ( Bersh.i, 7)

Riga 5 : verso il limite dei quattro pilastri del cielo , pag. 90 (dalla stele poetica di Tutmosi III)

Riga 6: questo esercito del re vede , § 323 ( Hamm.110,5-6 )

Riga 7: in mezzo a loro , §120 , seconda parte dell’esempio ( Sh.S. 131 )

Riga 7: ciò accadde dopo cena , § 158 (Mill. 1,11)

Riga 7: essi salirono in alto , § 392 (Peas. B 1,4)

Riga 8: pesci e uccelli , § 121 (Sh.S. 50-1)

Riga 9: da quando fu fondato questo paese §155 ( Urk.IV, 95)

Infine, la 10^ riga contiene un marchiano errore che l’abate Drioton mai avrebbe fatto: nel gruppo che identifica Ra, il segno diacritico precede l’ideogramma!”Gilberto Sozzani avanza un’ipotesi sulla provenienza del papiro in questione:“Chi visita l’Egitto ben sa che, in prossimità dei siti archeologici più frequentati, ci sono personaggi che, con fare da cospiratori, cercano di affibbiare agli ingenui turisti reperti “antichi”! E, spesso, sono bravissimi. Non so come riescano ad invecchiarli artificialmente, ma, talvolta, senza un esame fisico-chimico, è molto difficile distinguerli dagli originali. Dato l’alto prezzo chiesto per il papiro in questione (che, come ogni buon commerciante sa bene aggiunge valore allo stesso), probabilmente il buon Tulli c’è cascato come una pera e (ma questa è solo una mia personale supposizione) accortosi della bufala solo dopo aver dato pubblicità al “ritrovamento”, per non perdere credibilità, lo ha fatto …sparire! Chissà!”Il Mistero del Papiro di Tulli è quindi svelato.

Tratto da:http://guide.supereva.it/scienza_e_paranormale