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La mappa di Orontius Finaeus e la terra Australis

L’incredibile mappa di Orontius Finaeus o Oronce Fine, è una cartina geografica che sembra riportare l’esistenza dell’Antartide, ma ciò risulterebbe incredibile in quanto la cartina è databile al 1531! La domanda sorge spontanea: come ha fatto il matematico francese, anche cartografo a segnare una terra che ancora non si conosceva? A questo quesito si è risposto in maniera a volte fantasiosa ed a volte in maniera incredibile, sicuramente una delle risposte più ponderate e ragionate è quella che ci viene data dallo studioso Diego Cuoghi.

LA CARTA DI ORONTIUS FINAEUS  articolo di Diego Cuoghi

La famosa mappa, considerata da Graham Hancock e altri appassionati di “misteri” la prova che l’Antartide era già conosciuta secoli prima della sua effettiva esplorazione ed era già stata misurata in modo preciso è quella pubblicata nel 1531 da Oronce Fine (chiamato Oronzio Fineo in italiano e Orontius Finaeus in latino), un importante matematico che disegnò anche carte geografiche basate su studi geometrici dei diversi tipi di proiezione sferica o cordiforme. Questa carta raffigura attorno al polo sud un grande continente chiamato “Terra Australis”. Ma anche in questo caso, anzi, soprattutto in questo caso dovrebbe apparire molto evidente che questo continente, chiaramente separato dall’America del Sud dallo stretto di Magellano, non è l’Antartide ma la rappresentazione di una terra mitica, composta unendo le poche informazioni reperibili sulle terre da poco raggiunte all’estremo sud del mondo conosciuto.

Sono moltissime infatti le mappe che raffigurano la “Terra Australis Incognita”, il continente che “doveva” esserci secondo i filosofi greci, già a partire da Pitagora. Essi avevano già immaginato che la Terra fosse sferica, ne avevano anche calcolato con buona approssimazione il diametro (Eratostene nel terzo secolo a.C.) e pensavano che se c’erano terre emerse a nord dovevano essercene altrettante anche a sud, altrimenti il mondo sarebbe risultato sbilanciato. Sul mito della Terra Australis sono stati scritti moltissimi libri e in tutti gli studi sulla storia della cartografia sono pubblicate le carte geografiche che raffigurano questo fantastico continente, che però non è l’Antartide privo dei ghiacci ma una terra immaginaria.
Dopo le prime esplorazioni seguite alla scoperta dell’America i navigatori portarono notizie su nuove terre scoperte a sud e questo rafforzò l’idea che il continente mitico esistesse davvero, per questo venne rappresentato in molte mappe cinquecentesche. In quelle carte, come in moltissime altre è rappresentata quindi la Terra Australis Incognita, un mito non diverso da quello del Paradiso Terrestre (anche questo viene spesso rappresentato nelle carte medioevali), del Regno del Prete Gianni (anche questo compare spesso, di solito localizzato nell’ Africa orientale) e dell’Eldorado.
Quel grande continente che nella carta di Finaeus occupa gran parte dell’emisfero sud è chiamato “Terra Australis recenter inventa sed nondum plene cognita” ovvero Terra Australe di recente scoperta ma non completamente conosciuta. Anche da questo si capisce che non si può trattare, come pretendono gli scrittori del mistero, di una rappresentazione del continente antartico prima della glaciazione (si vedono monti, valli, fiumi…) ma di terre raggiunte di recente e solo parzialmente conosciute dai navigatori dell’epoca. Oltretutto la vera Antartide non si trova a contatto dell’America del Sud, separata da questa solo dallo stretto di Magellano. Il continente australe è anzi molto distante dallo stretto e le parti più settentrionali si trovano più di 1000 chilometri a sud della Terra del Fuoco. Il mappamondo di Finaeus è quindi una carta approssimativa, idealizzata, dove le terre solo intraviste o lambite dai navigatori vengono unite tra di loro fino a formare un grande continente australe.
Quali possono essere queste terre “recenter inventae sed nondum plene cognitae”? Una è sicuramente la Terra del Fuoco, costeggiata da Magellano nel 1520, che per tutto il XVI secolo verrà ritenuta una delle estremità settentrionali della Terra Australis. La mappa di Finaeus quindi non appare, nella descrizione di quella regione, diversa da tante altre dello stesso periodo.

Ma anche un’altra terra, all’estremo sud del mondo conosciuto, cominciava ad essere visitata dai navigatori europei, soprattutto dai portoghesi che nei primi decenni del XVI secolo si erano già spinti fino alle isole dell’arcipelago indonesiano… Nella mappa di Fineo si possono vedere in alto le isole di Java e Timor, quindi di quel continente chiamato “Terra Australis”, che si pensava si estendesse fino allo stretto di Magellano quindi all’America del Sud, potrebbe far parte anche l’Australia che si trova proprio a sud est di Java e Timor. Il grande golfo evidenziato nella Terra Australis può quindi essere una primitiva rappresentazione del Golfo di Bonaparte, poco lontano da Java e Timor, caratterizzato dalla piccola baia di Darwin, oppure di quello più grande di Carpentaria, al cui interno sono riconoscibili Groote Island e Wellesley Island.


La “Terra Australis” della mappa di Finaeus a confronto con l’Australia.
In entrambe le carte in alto a sinistra si trova l’isola di Java o Giava.

La costa nord dell’Australia, e in particolare la regione chiamata “Regio Patalis” è riconoscibile anche in molte carte della metà del ‘500 e certamente era stata raggiunta dai portoghesi ben prima del viaggio di Tasman nel 1642 o della scoperta “ufficiale” da parte del Capitano Cook. Su questo argomento sono stati pubblicati di recente diversi studi, tra i più conosciuti vi sono quelli di Roger Hervé (Découverte fortuite de l’Australie et de la Nouvelle-Zélande par des navigateurs portugais et espagnols entre 1521 et 1528, Comité des travaux historiques et scientifiques, Paris, Bibliothèque Nationale, 1982) e di Kenneth Gordon McIntyre (“The Secret Discovery of Australia: Portuguese Ventures 250 Years before Capt. Cook.” Sydney, Pan, 1977.).
Già nelle mappe della fine del ‘400 compare infatti l’arcipelago indonesiano (Java, Sumatra, Borneo, Celebes) e certamente molti navigatori erano a conoscenza di una grande terra inesplorata a sud, e lo stesso Marco Polo aveva parlato di una grande isola a sud di Java, conosciuta dai cinesi e ricca di oro e conchiglie.
All’inizio del ‘500 i Portoghesi avevano inziato la colonizzazione di quelle isole poco distanti dall’Australia, che risultavano appartenere alla loro giurisdizione. Si erano spinti fino a Java e la Malacca (1511) e Timor (1515), avevano probabilmente già raggiunto le coste nord di una grande terra sconosciuta. La spedizione di Cristovao de Mendonca a sud di Timor.è infatti del 1522. Il navigatore partì alla ricerca delle “Indie del sud”, citate in molti racconti di navigatori europei e cinesi, e attraccò in quella che all’inizio gli parve una grandissima isola. Al ritorno in Portogallo De Mendonca tenne la scoperta segreta per evitare che potesse essere sfruttata dagli spagnoli. La posizione della linea di demarcazione tra Spagna e Portogallo nel Pacifico era infatti ancora molto controversa.
Una terra molto estesa chiamata “Grande Java”, situata a sud di Java e Sumatra, compare in molte carte francesi del ‘500 che riportano nomi geografici portoghesi. Potrebbero essere state tutte copiate dalla stessa carta originale forse trafugata dal Portogallo dal vescovo Miguel De Silva. Egli venne accusato di aver portato illegalmente fuori dal paese documenti riservati, e anche le carte geografiche erano considerate tali, perchè potevano fornire ad altre nazioni informazioni importanti per le conquiste coloniali.


La carta di Desliens del 1567. Il Nord è rappresentato in basso.

A quei tempi infatti i viaggi e le esplorazioni non venivano intrapresi per sport, o per desiderio di conoscere. L’importante era aprire nuove rotte e trovare terre sfruttabili, spezie, metalli preziosi. ma quella “Terra Australis recenter inventa” rimase per molto tempo inesplorata perchè non offriva all’apparenza “altro che coste aride, abitate pochi selvaggi in condizioni così arretrate che non era possibile intendersi con loro neppur vagamente” (“Storia delle Esplorazioni”, di Ugo Dettore, Ist. Geogr. De Agostini). L’Australia compare chiaramente nella mappa di Cornelius De Jode del 1593 e in mappamondi dell’inizio del sec XVII, ma solo nel 1642 l’olandese Abel Tasman navigò a sud della Tasmania e della Nuova Olanda, l’attuale Australia, scoprendo che questa terra non apparteneva al mitico continente australe, ma era una grandissima isola.

Tratto da LA CARTA DI ORONTIUS FINAEUS di Diego Cuoghi

Piramidi in Antartide? No scarse conoscenze geografiche

Ogni tanto, senza motivo, si torna a parlare delle piramidi in Antartide magari mostando questa foto( vedi sotto), ma cosa c’è di vero?


NULLA o meglio le foto son vere ma sono normalissimi monti, infatti la piramide in Antartide è Pyramid Peak una montagna di 2.500 m, fra Turnabout Valley e la foce del Beacon Valley, nelle Quartermain Mountains, in Victoria Land. Il nome sembra comparire sulle carte della British Antarctic Expedition del 1910-13, ma la montagna è stata quasi certamente vista per la prima volta durante la prima spedizione di Scott, 1901-04. La sua forma piramidale è fuori dal comune ma non nasconde nessun mistero. Per i più curiosi ecco un link e le coordinate di posizione: Pyramid Peak ( 72 ° 16’S 165 ° 35’E Coordinates : 72 ° 16’S 165 ° 35’E ) è un picco nella parte a sud est di Nunataks, Terra Vittoria ,Si trova a 1 miglio (1,6 km ) a nord di picco Sfinge . Consiglio a tal proposito ai vari siti che pubblicano questa notizia di studiare un po’ di geografia o se proprio non ne han voglia di consultare wikipedia prima di pubblicare notizie di false piramidi come in questo caso.

L’enigma dell’antanna di Eltanin

Fra 1962 e 1979 la nave oceanografica polare Eltanin del NSF [National Science Foundation] ha esaminato le acque antartiche, studiando l’oceano ed il fondo dell’oceano. Nel 1964, la nave ha fotografato un oggetto insolito ad una profondità di 4,115m. Quando, non c’era ancora un sommergibile che potesse trasportare qualcosa a quella profondità.
L’oggetto sembrava essere un palo sul fondo dell’oceano con dodici raggi che partivano da esso, con sulla punta una sfera; i suoi raggi avevano angoli di 15 gradi ed era situata a circa 1,600km a sud del corno del capo, sotto alcuni dei mari più inospitali nel mondo.


Subito vi sono state teorie per spiegare l’esistenza di questo artefatto, da quelle più banali a quelle più fantasiose, esclusa la possibilità che fosse un’antenna o un altro strumento scientifico perso da una nave oceanografica, poichè sembrava una spiegazione molto forzata, infatti è improbabile che un oggetto possa cadere sott’acqua per oltre tre miglia di oceano rimanendo perfettamente piantato sulla parte inferiore in una posizione così esatta da sembrare messa intenzionalmente là.
A questo punto ufologi o studiosi dilettanti come Bruce Cathie, Brad Steiger o Joseph Trainorche che riprese la scoperta dell’antenna in un articolo del 2003, incominciarono a creare teorie, a fare supposizioni e a porsi domande:
Potrebbe essere possibile che l’antenna di Eltanin fosse una parte della tecnologia antica perduta? O una tecnologia che viene da un altro mondo? L’antenna potrebbe essere un reperto di Atlantide?
La risposta a questo mistero fu però molto banale e quello che da molti era ritenuto uno degli oggetti più misteriosi di sempre si rivelò semplicemente per quello che era: un’alga.
Tom DeMary, un ricercatore nell’acustica subacquea, ha cercato una spiegazione per l’antenna basandosi su conoscenze scientifiche fino ad allora volutamente ignorate, scoprendo così che ciò che fino ad allora aveva rappresentato un rompicapo era già stato identificato nel 1888 esattamente più di 80 anni prima.
DeMary fece prima riferimento alle ricerche di Bruce Heezen e da Charles Hollister (Università di Oxford) dove gli studiosi hanno spiegato che:
Mentre le spugne, che solitamente vediamo sono limitate alle acque basse e più calde della piattaforma continentale, alcuni dei loro parenti più bizzarri sono trovati piuttosto comunemente nel mare profondo. Come appunto è la Cladorhiza che vive nel mare profondo e assomiglia ad un’antenna spaziale.
Aggiungendo che queste alghe erano già state analizzate, descritte e illustrate da dopo le esplorazioni delle regioni antartiche nel 1870s e nel 1880s.
Pare ovvia la conclusione che `l’antenna di Eltanin’ è una spugna. Non il genere che trovereste utile nel vostro bagno, ma una creatura vivente.Non è assolutamente un dispositivo meccanico o creato dall’uomo. Ma è semplicemente una Cladorhiza che vive dappertutto in queste latitudini – solitamente in grandi gruppi – sul fondo dell’oceano. Quello che può aver tratto in inganno dell’alga di Eltanin oltre alla bassa qualità della foto è l’essere sola in piedi in mezzo ad una foresta di noduli di manganese.

Il relativo profilo tassonomico completo:
Phylum: Porifera
Codice categoria: Demospongia
Ordine: Poecilosclerida
Famiglia: Cladorhizidae
Genere: Cladorhiza
Specie: Concrescens

Tratto da
Wikipedia
http://www.forteantimes.com
http://www.croponline.org