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2012

La profezia del 2012

La profezia del 2012 non è reale poichè è nata da incomprensioni o letture errate che, come unica nota positiva, ha quella di far conoscere al mondo le conoscenza del popolo Maya. L’arrivo del 2012 e la conseguente fine del mondo hanno ispirato libri, film, inchieste e quant’altro fosse possibile ma come si può vedere dal nostro articolo, tutto questo non è altro che pura fantasia, basata su dati poco attendibili o su supposizioni. Non a caso c’è già chi, per sicurezza, sposta la profezia al 2200.

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Che cosa si nasconde dietro la “profezia” maya che alimenta un crescendo di fantasie e business. Articolo di ANTONIO AIMI
Anche se un proverbio cinese ricorda che «quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito», nel caso del tormentone «2012 – la fine del mondo» (profezie apocalittiche, film, libri, siti Internet e chi più ne ha più ne metta) sarebbe bene guardare il dito. Anzi la persona che tiene il dito puntato verso il nulla. Ma capire le ragioni di queste mode new age va al di là delle possibilità di chi ha una certa familiarità col calendario maya, l’innocente motore immobile del circo che ci aspetta da qui alla data fatidica. In attesa di vedere come andrà a finire (ovviamente si accettano scommesse) può essere utile verificare che cosa sul 2012 hanno detto i diretti interessati. Innanzi tutto è importante osservare che si tratta sostanzialmente di una estrapolazione dal Conto Lungo, uno dei calendari maya. I Maya, in realtà, non fanno mai riferimento al 2012 né lo associano ad alcuna profezia. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire che cos’è il Conto Lungo. Sorprendentemente, in tutta la Mesoamerica – l’area archeologico-culturale che va dalle aree semidesertiche del Messico centro-settentrionale alle foreste pluviali dell’Honduras e della penisola di Nicoya in Costa Rica – veniva utilizzato un sistema calendariale completamente diverso da quelli usati nel resto del mondo. Esso si basava sull’interazione di due cicli: l’anno solare di 365 giorni senza bisestile e il calendario rituale di 260 giorni, basato sui passaggi zenitali (260 + 105) del Sole a Izapa (a circa 14° 55’ di latitudine Nord). Combinandosi tra di loro questi due cicli formavano un periodo di 18980 (minimo comune multiplo di 260 e 365) giorni, vale a dire un periodo di 52 anni, che si potrebbe chiamare con una certa forzatura «secolo mesoamericano». Quando finiva il «secolo mesoamericano», il calendario ricominciava da capo con giorni che avevano lo stesso nome di 52 anni prima. È evidente, dunque, che questo sistema calendariale veicolava una concezione iperciclica del tempo. Le culture epiolmeche, tuttavia, e, alcuni secoli dopo, la cultura maya del Periodo Classico (300-900 d.C.), affiancarono al tradizionale calendario mesoamericano il Conto Lungo, un ciclo lunghissimo di 5125,36 anni che, pur rimanendo circolare, in realtà, per via della sua lunghezza, trasmetteva una concezione quasi lineare del tempo. All’interno del Conto Lungo una qualsiasi data veniva scritta con cinque numeri che da destra a sinistra indicavano: i giorni, gli uinal (mesi di 20 giorni), i tun (anni di 360 giorni), i katun (periodi di 20 tun) e i baktun (periodi di 20 katun). Ad esempio: 12.19.16.10.3 (corrisponde al 2 agosto 2009).

Il Conto Lungo aveva cominciato a «girare» il 6 settembre 3114 a.C., quando segnava 0.0.0.0.0 (per ragioni che qui è complicato spiegare questa data veniva scritta 13.0.0.0.0, indicando il completamento del ciclo precedente) in un giorno 4 Ajaw del calendario rituale e 8 Kumku’ dell’anno solare. Il bello di questa data iniziale è che era una pura speculazione teorica, perché si riferiva a un periodo sul quale gli inventori del Conto Lungo non avevano nessun dato, dal momento che nel 3114 a.C. le popolazioni epiolmeche e maya ancora non esistevano. Le prime stele col Conto Lungo compaiono oltre tremila anni dopo la data iniziale (la più antica, la Stele 2 di Chiapa de Corzo, è del 36 a.C.). Non si sa perché fu inventato questo nuovo calendario, né quale funzione avesse al suo esordio. È abbastanza chiaro, tuttavia, che durante il Periodo Classico, quando i monumenti e le stele col Conto Lungo costellavano i centri cerimoniali delle città maya, la data iniziale si riferiva alla creazione del mondo, probabilmente alla quarta creazione, quella degli uomini di mais. Inutile dire che i testi associati al Conto Lungo non contenevano fosche profezie sul futuro, ma guardavano, per così dire, al passato, perché celebravano le imprese e i lignaggi dei re maya collocandoli in un piano temporale che rinviava agli eventi del tempo mitico della creazione.Per molto tempo alla data finale del Conto Lungo non si è prestata molta importanza, ma le cose hanno cominciato a cambiare quando si è scoperto il modo corretto di trovare le correlazione tra il Conto Lungo e il nostro calendario e si è osservato che il Conto Lungo terminerà il 21 dicembre 2012. Questa data, fino all’esplosione della passione per il 2012, è stata considerata dai mayanisti una semplice curiosità, perché nei loro testi i Maya del Periodo Classico non la citano quasi mai e non le attribuiscono un particolare valore apocalittico o epocale. L’unica eccezione è il Monumento 6 di Tortuguero, un piccolo sito agli estremi confini occidentali dell’Area maya, che presenta un testo molto eroso e per questo di difficile lettura, ma che in ogni caso non sembra avere alcun carattere profetico.
La ragione che spingeva i Maya, in genere abbastanza attenti ai momenti liminari del calendario, a non dare molta importanza alla fine del Conto Lungo, a parte il fatto banale che non aveva molto senso pensare a un evento così lontano nel tempo, è molto semplice. La data della fine del Conto Lungo, il 13.0.0.0.0, non replica le condizioni del giorno della creazione, perché cade in un giorno 4 Ajaw del calendario rituale e 3 K’ank’in dell’anno solare. Il discorso, ovviamente, sarebbe stato ben diverso se, invece, avesse ripresentato le date 4 Ajaw 8 Kumku’, il che avrebbe spinto i Maya a considerare il 21 dicembre 2012 un giorno favorevole a una nuova creazione. Quindi gli apocalittici devono rassegnarsi, la scadenza che ci attende tra qualche anno non vedrà la fine del mondo e nemmeno, purtroppo, una nuova creazione. Considerando i tempi che corrono, è certo che gli dèi maya potrebbero avere più di un motivo per volere una nuova umanità.

Antonio Aimi è uno dei maggiori studiosi di arte e civiltà precolombiane

Tratto da La Stampa.it
www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200908articoli/46064girata.asp

L’ipotesi che il 21-12-2012, la rotazione della Terra possa arrestarsi è chiaramente campata in aria – una vera e propria bufala! Non esiste nessun effetto fisico conosciuto o ipotizzabile che possa fermare – e riavviare dopo 72 ore – la rotazione di una massa come quella terrestre.
Esiste però il fenomeno dell’inversione magnetica, evento già verificatosi più volte e che consiste nel ‘cambio’ di polarità del campo magnetico terrestre – il sud diventa nord e viceversa. Questo fenomeno è potenzialmente pericoloso, in quanto nel periodo di transizione (di cui non si sa quale potrebbe essere la durata) mancherebbe lo ‘scudo’ magnetico che ci protegge dai raggi cosmici. Occorre anche dire che non ci sono tracce di eventi traumatici associabili ai periodi di inversione. E neppure è possibile prevedere quando avverrà la prossima inversione. Ecco un interessante articolo al riguardo.

Risponde lo studioso Mauro Carta. “L’esistenza di un campo magnetico terrestre (c.m.t.) viene evidenziata principalmente attraverso l’azione esercitata su qualunque dipolo magnetico presente in prossimità della superficie. Le prime teorie sul c.m.t. furono proposte nel ‘600 da William Gilbert, e modificate e perfezionate nella prima metà del secolo scorso dal matematico e fisico tedesco Karl Friedrich Gauss.
Secondo le ipotesi più recenti (già avanzate a suo tempo da Gauss) circa l’80% del campo magnetico totale misurato sulla superficie terrestre può essere spiegato assimilando il nostro pianeta ad un dipolo geocentrico (cioè con un centro coincidente a quello della Terra) inclinato di 11°30′ rispetto all’asse di rotazione (campo magnetico dipolare). Per questo motivo i poli magnetici non corrispondono a quelli geografici. Infatti attualmente (la posizione dei poli magnetici è variabile nel tempo) il polo nord magnetico è situato presso l’isola di Bathurst nell’arcipelago artico canadese (78°31′ N, 75° E) mentre il polo sud magnetico è situato al largo delle coste dell’Antartide nel mare d’Urville (78°30’ S, 110° E). Il restante 20% del campo magnetico totale è irregolare, varia cioè nello spazio e nel tempo, e sembra avere origine dalle profondità della Terra. L’ipotesi, confermata dalle misurazioni, di un campo magnetico dipolare spiega quindi il perché dell’orientamento grosso modo nord-sud delle linee di forza del c.m.t.: linee di forza secondo le quali si dispongono tutti i magneti più piccoli e liberi di muoversi attorno ad un asse verticale, come per esempio gli aghi delle bussole.Le rocce magmatiche contengono spesso minerali ferriferi e comunque magnetici, in grado di disporsi secondo la direzione del campo magnetico presente all’epoca del loro raffreddamento. Tenendo conto degli spostamenti dei continenti come previsto dalla moderna Tettonica delle Placche, la determinazione dell’orientamento dei minerali magnetici delle rocce magmatiche consolidatesi milioni di anni fa, ha consentito ai geologi e geofisici di ipotizzare il periodico capovolgimento della polarità del c.m.t. In pratica, il c.m.t. non solo è tutt’altro che stazionario (infatti, gli spostamenti dei poli magnetici sono ben misurabili e prevedibili e le carte topografiche devono tenerne conto a distanza di pochi anni), ma inverte la sua polarità con periodi di decine di migliaia di anni (eventi di polarità magnetica) e di centinaia di milioni di anni (epoche di polarità magnetica). Ciò significa che almeno negli ultimi 100 milioni di anni il c.m.t. deve aver invertito la propria polarità un buon numero di volte, come di fatto indicano i dati paleomagnetici ottenuti dall’analisi delle rocce magmatiche.

Anche l’intensità totale del c.m.t. varia nel tempo, poichè varia la sua componente irregolare, di circa 10 nano Tesla all’anno (1 nT = 10.000 Gauss).
Le ragioni di tale periodica inversione di polarità del c.m.t. sono ancora sconosciute, anche se sono state avanzate diverse ipotesi. Una spiegazione basata sul modello della dinamo a due dischi accoppiati fu proposta da R.Rikitake (1958). A.Cox (1968) sviluppò invece un modello (probabilistico) che, sfruttando come base il modello di Rikitake, avanzò l’ipotesi che le variazioni di polarità del c.m.t. fossero dovute all’interazione tra oscillazioni costanti e processi casuali, dovuti anche alla presenza, al
confine tra mantello e nucleo terrestre, di una serie di dipoli responsabili della parte irregolare del campo magnetico. All’inversione di polarità del c.m.t. contribuirebbe il moto di rotazione della Terra, le cui forze di Coriolis tenderebbero a rinforzare sempre il campo esistente in un dato istante. Nelle fasi di oscillazione di intensità del campo magnetico, e quando l’intensità si approssima allo zero, è possibile che il campo associato ai dipoli eccentrici sia maggiore e di segno opposto al campo del dipolo centrale. Si produrrebbe in questo modo una inversione di polarità, rafforzata dalle forze della rotazione della Terra (forze di Coriolis).
La probabilità che si abbia una inversione della polarità durante un intero periodo di oscillazione (di intensità) del c.m.t. è dello 0,05.
Conseguentemente, è prevedibile una variazione di polarità del c.m.t. ogni venti periodi. Assumendo una durata di 10.000 anni per un singolo periodo di oscillazione del dipolo centrale, la durata media degli intervalli di polarità sarà di circa 200.000 anni. Questi risultati presentano un discreto accordo con le osservazioni.
Gli effetti planetari di una variazione della polarità del c.m.t. non sono perfettamente noti, ma la documentazione geologica non sembra mostrare che questi periodici cambiamenti abbiano influenzato in modo comprovabile l’evoluzione geomorfologica e biologica del nostro pianeta.
Le variazioni del campo magnetico terrestre sono ben note e in buona approssimazione prevedibili. In particolare il campo dipolare mostra attualmente una variazione del momento magnetico dello 0,05% ogni anno, ed una deriva verso ovest di 0,05 gradi di longitudine/anno con un periodo di 1200-1800 anni.
Il campo irregolare presenta una deriva (attualmente verso ovest) di circa 0,2° di longitudine per anno, con un periodo di circa 2000 anni, ed una variazione di intensità di circa 10 nT/anno.Inoltre, avviene un trasferimento di energia dal campo magnetico dipolare a quello irregolare di circa 0,06% del c.m.t. totale ogni anno.”

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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Armando Norinelli (1982) – Elementi di geofisica applicata. Pàtron editore.
Livio Trevisan e Gaetano Giglia (1982) – Introduzione alla geologia. Pacini editore.
Owen M. Phillips (1985) – La geofisica. Biblioteca della EST – Mondadori.
Alfondo Bosellini (1984) – Tettonica delle placche e geologia. Italo Bovolenta editore.
Paolo Gasparini e Marta S.M. Mantovani (1984) – Fisica della Terra solida. Liguori editore.
Forese Carlo Wezel (1994) – Dal nero al rosso: dentro il pulsare della Terra. Sperling & Kupfer.

Tratto da Bufole & Co e Vialattea.net
http://bufole.blogspot.com/2008/03/2012-la-fine-del-mondo.html
http://www.vialattea.net/esperti/php/risposta.php?num=7753

British museum e la teoria degli antichi astronauti

Come avevo già detto in precedenza ultimamente mi sono recato al British Museum a Londra, gli appassionati di mistero e archeologia alternativa sicuramente sapranno che questo museo non è solo ricco di reperti archeologici ma anche di moltissimi reperti per così dire controversi che si rifanno alla teoria del paleo contatto anche detta in inglese Ancient aliens.
Qui infatti si può ammirare dal teschio di cristallo (vedi foto) alla lente di Helwan (vedi foto 2) alle tavolette che hanno ispirato le teorie di Zecharia Sitchin (vedi foto 3) a varie raffigurazioni di presunti alieni di età sumerica (vedi foto 4)

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Tralasciando che ormai è appurato che il teschio di cristallo è un falso, essendo di origine europea e databile alla metà del 1800 (link)  e mettendo da parte anche la lente e le teorie di Sitchin, poichè se ne è parlato in altri post (link1  e link2 ), vorrei soffermarmi sui reperti di età sumerica e siriana che rappresenterebbe degli alieni (vedi foto 4)
Vi sono siti che non hanno dubbi sulla loro autenticità come questo (link) ma in realtà credo che la maggior parte dei siti si basi sulle teorie espresse nei libri di Kolosimo, Von Däniken, Sitchin, Tsoukalos, Icke e tanti altri più o meno rinomati. Ma è proprio questo il problema di quando ci si basa su una documentazione, ovvero l’imprescindibile conseguenza di dover ammettere, senza ombra di dubbio, come vera e autentica la documentazione stessa che viene espressa nei libri in questione. Ora, sicuramente ciò che viene espresso a parole può essere contestato come no, a seconda di come noi la pensiamo al contrario però nel caso di prove fisiche come le foto invece si può disquisire, in quanto una volta che noi vediamo un oggetto notiamo subito se vi sono stati particolari taciuti o per meglio dire non evidenziati; è il caso della statuetta di creta trovata in Turchia ad Antalya datata 5000 AC vedi foto:

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Ebbene in realtà questa foto è molto forviante infatti vi basti pensare che questa statuetta è piccolissima ed inseribile in un contesto storico con altre piccole statuette dalle fattezze umanoidi o meno vedi mia foto

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Appare evidente così che la prima foto oltre ad ingannarci sulla realtà decontestualizza completamente il ritrovamento della statuetta, infatti nel primo caso si è portati a pensare ad un idolo di media grandezza raffigurante una divinità simile ad un alieno, trovato come unico reperto mentre nel secondo caso sebbene la raffigurazione rimane la stessa cambia completamente il contesto: una piccolissima statuetta di circa 3 cm dai tratti antropomorfi, come molti altri ritrovamenti, ritrovata insieme ad altre statuette tutte raffiguranti divinità antropomorfe (diverse fra loro) o figurine religiose di sacerdoti. Voglio dire che se la statuetta fosse stata presentata come: piccola statuetta antropomorfa, trovata inseme ad altre in uno scavo in un luogo di culto, beh il pensare agli alieni non sarebbe stato una cosa così immediata, anzi probabilmente essendo per altro l’unica raffigurazione così fatta tra le varie statue trovate ci avrebbe fatto soltanto sorridere per la sua buffa forma.
(link British museum)
Lo stesso discorso vale per i famosi idoli dai grandi occhi trovati nel tempio di Tell Brak in Siria, visti come ci vengono presentati beh anch’io avevo dei dubbi :

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Poi però una volta visti dal vivo e letto il contesto in cui essi sono stati trovati i dubbi incominciano a dipanarsi, vedi foto mia:

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Intanto le statuette non sono tutte identiche ma ce ne sono di vario tipo (vedi frecce verdi e rossa) e poi è vero che sono particolari ma, per uno storico del periodo sono spiegabilissimi in quanto esse non sono altro che piccoli voti trovati in luogo di culto e sebbene la loro raffigurazione antropomorfa li renda molto particolari era una pratica comune in quel periodo lasciare statuine nei luoghi di culto e anche il simbolismo dell’occhio era una usanza comune anche in Mesopotamia tanto che disegni “oculari” sono stati trovati anche su oggetti dal cimitero reale di Ur, così come nei templi. LINK e LINK British Museum 
Detto questo ognuno è libero di pensarla come vuole, quello che io volevo sottolineare è che il concetto, per cui a volte quello che ci viene fatto vedere è la verità che “fa comodo” (spesso espresso dai fautori degli antichi astronauti verso l’archeologia “tradizionale”) è in realtà applicabile perfettamente anche alle prove della teoria del paleo contatto, per cui l’unico modo che ci rimane per verificare o meno la validità di una teoria è quella di “toccare con mano” , quando e se c’è possibile, le prove stesse e con la nostra testa crearci una nostra idea.

La bufala della prova inconfutabile della Piramide del Sole in Bosnia

Molti mi hanno mostrato o chiesto delucidazioni su quest’articolo:“Antropologo americano rivela, abbiamo la prova inconfutabile che la storia umana è completamente da riscrivere” LINK 
Sostanzialmente il punto cardine dell’articolo è il seguente:

“I dati conclusivi del 2008 riguardanti il sito della Piramide Bosniaca, e confermati quest’anno da diversi laboratori indipendenti che hanno condotto test al radiocarbonio , hanno rilevato che il sito risale a più o meno 29.400 anni fa, minimo”. La datazione delle prove al radiocarbonio è stata fatta dal RadioCarbon Lab di Kiev, in Ucraina, su materiale organico presente nel sito bosniaco della Piramide. Due archeologi italiani, il dottor Ricarrdo Brett e Niccolò Bisconti, hanno rinvenuto il pezzo di materiale organico sulla piramide l’anno scorso.”

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Fantastico se ciò fosse vero, allora come avevo già detto in un post mi scuserei con l’antropologo, Dott. Semir Osmanagich e applaudirei alla sua scoperta…Ma soprattutto sarei felice che la svolta sia arrivata grazie ad un team italiano.
Però ad essere sincero la cosa che più mi ha colpito è che la scoperta è stata fatta da uno scettico, così molti lo avevano definito, come Niccolò Bisconti. Personalmente non lo conosco ma avendo letto il suo articolo “In principio furono gli alieni!?”. Mauro Biglino: scienza o mistificazione? link  ho subito provato molta stima per lui, quindi ho voluto subito approfondire come si erano svolti i fatti. Sapendo che sia Brett che Bisconti facevano parte del SB Research Group ho cercato sul loro sito (link) notizie del ritrovamento e con mia grande sorpresa ho trovato quest’articolo
“Chiarimenti sul ritrovamento di materiale organico presso lo scavo di sondaggio n.4 della “Piramide del Sole” bosniaca” Link
“L’articolo è un resoconto della scoperta ma la parte che più mi colpisce è la seguente:
Le operazioni di rimozione sono state eseguite prendendo tutte le precauzioni del caso attraverso l’utilizzo di guanti e contenitori sterili in modo tale da non contaminare i vari frammenti organici che sono stati immediatamente inviati ad analizzare presso il laboratorio di Kiev.
Mi preme sottolineare che questo singolo reperto nonostante ci indichi il terminus post quem non è sufficiente da solo per dare con certezza una datazione assoluta alla cosiddetta Piramida Sunca. Occorre infatti che siano trovati altri elementi databili e inseguito comparati tra loro per poter stabilire un’accurata datazione delle formazioni rocciose della formazione collinare definita “Piramide del Sole”. Niccolò Bisconti – 26 settembre 2013″

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Cioè fatemi capire, lo scopritore della prova inconfutabile a detta dell’antropologo, del primo articolo, è il primo che invita alla calma e spiega perchè questa non può essere considerata una prova inconfutabile? Non solo mi lascia perplesso ma mi sembra davvero palese pensare che chi ha scritto il primo articolo, che per la cronaca non è quello italiano ma bensì, questo Link , abbia omesso o sottolineato ciò che meglio conveniva…. Va beh però giustamente molti sottolineeranno che il materiale organico c’è, Ma allora perchè tanta cautela nel Team italiano? Semplice perchè il materiale organico di cui si fa un gran parlare, anche se molto non lo dicono, è una FOGLIA, avete capito bene, una piccola foglia e lo si può leggere nel sito ufficiale delle piramidi nell’articolo: “EXCLUSIVE NEWS: RADIOCARBON DATING OF THE BOSNIAN PYRAMID OF THE SUN” link 
che dichiara:“Gli archeologi italiani Dr. Ricarrdo Brett e Niccolò Bisconti hanno scoperto un materiale organico (una foglia) sulla parte superiore dei blocchi di cemento che coprono bosniaco Piramide del Sole nel giugno 2012.”

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Ma una foglia non può assolutamente essere ritenuta, una prova inconfutabile tanto più visto e considerato dove è stata trovata, ecco perchè Niccolò Bisconti invita subito alla calma perchè egli sa, da studioso competente quale è, che questo ritrovamento se non è associabile ad altro non può essere considerato “una prova”.
Peccato però che tutto questo stranamente l’antropologo americano che non è manco un antropologo, visto che si tratta di Deborah West, una scrittrice e pubblicitaria, vedi link , si sia dimenticato di scriverlo…
Io non credo alle piramidi in Bosnia ma in realtà credo che questo non sia neanche il problema, ognuno è libero di pensarla come vuole, al contrario invece credo sia importante riflettere seriamente come sia possibile che sia dato più ascolto a una scrittrice americana, di dubbia competenza, piuttosto che ai due ottimi archeologi italiani veri scopritori di questo reperto e che si sono rivelati, a mio modo di vedere, più competenti e più cauti di molti altri “addetti del settore”, almeno per come dimostrato da Niccolò Bisconti.

La bufala di Eben Alexander

Eben Alexander è stato un neurochirurgo statunitense ed è l’autore di Proof of Heaven: A Neurosurgeon’s Journey into the Afterlife (L’esistenza del Paradiso: viaggio di un neurochirurgo nell’aldilà), in cui viene descritta l’esperienza di pre-morte da lui vissuta nel 2008, e dove viene affermato che la scienza è in grado di dimostrare l’esistenza della vita ultraterrena. Il libro da quando è uscito ha un “posto fisso” nella classifica dei best seller del New York Times.
Molti si interrogano su quanto ci sia di vero nelle affermazioni di Eben e cosa abbia portato un neurochirurgo di successo a dare una svolta alla sua vita.

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Indagando però a fondo su tutta la storia però il quadro che ne esce è ben diverso da ciò che ci si aspetta.
Grazie al giornalista Luke Dittrich autore per il magazine americano Esquire si è scoperto che purtroppo non è tutto oro ciò che luccica in quanto ci viene mostrato un Alexander tutt’altro che intgerrimo ma soprattutto si rivela una bufala la sua tematica principale ovvero che le esperienze raccontate da Alexander siano dimostrabili con la scienza.
Chi volesse può leggere l’inchiesta di Esquire a questo link 
Di seguito invece riporto una parte dell’interessantissimo articolo pubblicato da il Post con il titolo “La storia di Eben Alexander, smontata” (se volete leggere la versione integrale…e personalmente lo consiglio caldamente…eccovi il LINK )
Nel 2001 abbandonò il posto di lavoro in ospedale a Boston per contrasti col capo e trovò lavoro in un altro ospedale vicino Boston, dove però poco dopo gli impedirono di operare per «aver eseguito varie operazioni in modo improprio». Cambiò lavoro di nuovo, e finì in un ospedale di Lynchburg, in Virginia. Dittrich rivela che il 27 giugno 2007 Alexander operò un uomo del posto che aveva problemi alla schiena, e sbagliò completamente l’intervento; avrebbe dovuto saldare insieme la quinta e la sesta vertebra, e invece intervenne sulla quarta e sulla quinta. Giorni dopo se ne accorse, e manomise la cartella clinica del paziente, sostituendo il numero delle vertebre da operare in tutti i passi in cui erano citate. Il paziente lo scoprì e gli fece causa per 3 milioni di dollari; il processo non era ancora terminato quando Alexander cominciò a soffrire di dolorosissimi mal di testa. In seguito scoprì che si trattava di un’infezione causata dal batterio Escherichia coli, che può attaccare il sistema nervoso ed essere tra l’altro l’agente scatenante della meningite. Il sistema immunitario reagisce e può causare infiammazioni alle meningi e ai vasi sanguigni del cervello; quando il 10 novembre 2008, in seguito a uno di questi attacchi, Alexander arrivò all’ ospedale di Lynchburg le sue funzioni cerebrali erano già ridotte al minimo.La dottoressa Laura Potter, di turno quando Alexander arrivò in ospedale, dispose il coma farmacologico. Da quel momento iniziarono le visioni; Alexander ha raccontato in seguito e nel suo libro di essersi trovato in quei momenti in un posto verdeggiante, quasi idilliaco, assieme a altre persone in abiti da contadini e a milioni di farfalle: poteva anche udire una melodia soffusa e celestiale provenire dall’ambiente circostante. Appena avvertì di essere arrivato in questo luogo, una donna che cavalcava una farfalla gli si avvicinò, sussurrandogli: «Sei amato e benvoluto, non hai nulla da temere. Non hai fatto nulla di male».

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Si svegliò domenica 17 novembre 2008, ed era guarito; poco alla volta riprese le funzioni vitali di una persona normale, e venne dimesso. Una volta tornato a casa, stando al suo racconto, passava le notti insonne, ripensando all’esperienza vissuta durante il coma; a un certo punto decise di farne un libro, e cominciò a scrivere.Nel 2012 l’editore Simon & Schuster gli comprò il manoscritto e glielo pubblicò: ebbe un successo pazzesco, e finora ha venduto circa due milioni di copie.
La testimonianza più importante, che contraddice molte delle spiegazioni di Alexander, secondo cui cioè i collegamenti all’interno del proprio cervello «si erano completamente interrotti», è quella della dottoressa Laura Potter, che ha così risposto a una domanda di Dittrich:
Lo stato in cui era Alexander quando provaste a sospendere il coma farmacologico, durante il primo giorno di cure, può essere definito cosciente?
Sì, cosciente ma in stato allucinatorio.
Il 12 dicembre 2012 la rivista americana Atlantic aveva pubblicato un articolo di Oliver Sacks, il famoso neurochirurgo inglese, che fornisce una possibile spiegazione di quanto accadde a Alexander, aggiungendo inoltre che «è curioso che [Alexander] non consideri la spiegazione più ovvia, ma che insista con quella sovrannaturale». Secondo Sacks spesso le allucinazioni sembrano così reali perchè «attivano le stesse aree cerebrali che vengono stimolate dalle percezioni tangibili. L’ipotesi più plausibile, nel caso del dottor Alexander, è che la sua esperienza pre-morte sia avvenuta non durante lo stato di coma, ma quando si stava risvegliando da esso, cioè mentre la sua corteccia cerebrale stava tornando a funzionare».
Inoltre, secondo Dittrich, Alexander ha mentito anche su molti aneddoti laterali della vicenda; ha scritto che poco dopo essere uscito dalla sala delle urgenze dell’ospedale – e prima di cadere in coma – urlò «Dio, aiutami!», ma per la dottoressa Potter non è possibile, poiché era stato intubato prima di uscire dalla sala, e inoltre lei stessa non ricorda nessun fatto del genere. Nel libro inoltre Alexander racconta che durante la settimana in cui fu in coma piovve in continuazione, e che, poco prima di svegliarsi, fuori dalla finestra della sua camera apparve un arcobaleno. Dittrich ha chiesto a un meteorologo locale se questo fosse possibile, tenendo in considerazione le condizioni climatiche di quei giorni, e quello gli ha risposto di no.
Infine vorrei riportare qua sotto il commento di alcuni specialisti LINK 
Il libro di Alexander è stato criticato dal neuroscienziato Sam Harris , che ha descritto il resoconto del dottore di Boston come “incredibilmente non scientifica”, e continua, “tutto – ma proprio tutto – nel racconto di Alexander poggia sulle affermazioni che le sue visioni si sono verificate mentre la sua corteccia cerebrale era ‘inattivata,’ ‘completamente spenta,’ ‘totalmente offline”. Le prove di questa affermazione non sono solo insufficienti. Suggerisce che lui non sa nulla circa la scienza del cervello ” LINK”Anche nei casi in cui il cervello si sia arrestato, le sue attività devono ritornare se il soggetto vuole sopravvivere e descrivere l’esperienza. Ma anche in questi casi, non c’è modo di stabilire che si è verificato la NDE ovvero esperienze pre morte , mentre il cervello era in funzione. “ LINK 

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Il Neurologo e scrittore Oliver Sacks concorda con Harris, dicendo che ” negare la possibilità di una spiegazione naturale per una NDE, come Dr. Alexander fa, è più che non scientifico – è antiscientifico “…” L’unica ipotesi più plausibile nel caso del Dr. Alexander … è che la sua NDE non si è verificato durante il suo coma, ma mentre stava emergendo dal coma. e la sua corteccia ritornava al pieno funzionamento. E ‘curioso che non sia stata valutata questa spiegazione ovvia e naturale, ma insiste invece sul soprannaturale “. LINK

La bufala delle rovine, strade o mura, sommerse di Bimini

Siccome più di una persona in questo periodo mi ha mandato email sul mio post di Yonaguni link associato a Bimini vorrei trattare brevemente questo argomento.
Per la strada di Bimini o muro di Bimini innanzi tutto si intende una formazione rocciosa scoperta nel settembre del 1968, durante le immersioni in 5,5 metri di acqua al largo della costa nord ovest dell’isola di Bimini da J. Manson Valentine, Jacques Mayol e Robert Angove, essa sembra un “pavimento” formato da varie pietre arrotondate di varie dimensioni e spessore. Link Sinceramente trovo incredibile che qualcuno possa vederci ancora una pur minima origine umana anche perchè, a mio modo di vedere, vi sono delle prove schiaccianti a dimostrazione della sua origine naturale.

Inanzitutto partiamo dalla sua origine, tutti gli scenziati sono d’accordo nell’affermare che le rocce sono di quella che gli inglesi chiamano Beachrock, questo dato è possibile grazie ad analisi dettagliate che sono state fatte sui campioni di roccia recuperata Link . Detto ciò bisogna capire come effettivamente questa roccia si formi per questo sono presenti due studi:

– Davaud, E., e A. Strasser, 1984 progradazione, cimentation, l’erosione:. évolution sédimentaire et diagénétique récente d’un carbonato di litorale (Bimini, Bahamas) (Titolo Tradotto: progradazione, cementazione, Erosione ,. Diagenetic recenti ed evoluzione sedimentaria in una Carbonate Ambiente Costiero, Bimini, Bahamas ) Eclogae Geologicae Helvetiae. v 77, n ° 3, pag. 449-468.

– Strasser, A. e E. Davaud, 1986 Formazione di sequenze calcaree Olocene da progradazione, cementazione, e di erosione; due esempi provenienti dalle Bahamas. Journal of Research sedimentaria. v 56, n. 3, pp 422-428.

Dato che nessuno dei due è reperibile gratuitamente non posso postare il link diretto ma chi volesse cercarlo son sicuro che ricopiando il titolo lo troverà facilmente 🙂 .
In sintesi comunque si riporta che: una volta che è avvenuta la deposizione dei sedimenti presenti sulla battigia verso il mare, vi è la cementazione dei carbonati che avviene al di sotto sia del livello del mare, sia al di sotto della superficie dell’isola. Questo cementazione crea uno strato primario, spesso, formato dai sedimenti di strati sottili su altri strati di sedimenti simili sottostanti. Più tardi, quando l’erosione del litorale dell’isola ha esposto il piano mesolitorale vi è un’ulteriore cementificazione con le beachrock. Poiché i sedimenti sottostanti il litorale sono stati erosi fino al calcare Pleistocene, il beachrock rompe le rocce in blocchi piatti, tabulari, e rettangolari, sub rettangolare, poligonale, ed irregolare come osservato in altre spiagge moderne, in effetti è proprio questo il punto focale, è vero che siamo davanti ad una formazione rara ma non unica infatti di origine simile abbiamo il Tessellated pavement (foto)

il ” tiled pavement” nella Battlement Mesa (foto)

o il Loggerhead Key nell’arcipelago delle tortugas che molte volte viene confuso addirittura con Bimini(vedi foto)

Ad ogni modo per chi volesse approfondire l’argomento in maniera esaustiva dall’aspetto geologico consiglio vivamente questo LINK essendo, Eugene A. Shinn uno dei maggiore esperti geologi mondiali, in questo riferimento viene spiegato passo passo tutti gli studi rivolti da lui e la sua equipe allo studio della strada di Bimini.
Ma come in tutte le teorie c’è il punto scientifico e quello logico. Se usiamo la logica ci renderemmo subito conto che pensare ad una struttura artificiale è ridicolo, parliamo di poco più di 5 metri d’acqua ma quale edificio potrebbe mai essere sepolto in 5 metri d’acqua? D’accordo qualcuno obbietterà magari è andato distrutto….va bene…. ma allora dove sono le sue rovine? Cioè non è stato trovato nulla di nulla che non sia la strada che per altro è ben corta e la cosa appare ancora più incredibile se si tiene conto che nel 1986, la NASA ha fatto setacciare alla Marina americana tutto lo specchio di mare da nord di Cuba al nord della North Carolina alla ricerca di pezzi dello shuttle Challenger, si esplorò così ogni metro quadrato di fondo fino a 6.000 metri è stato esaminato e ogni pezzo di relitto ma non è stato trovato nulla… LINK
Ma non solo, chiunque abbia un minimo di esperienza di archeologia marina sa che se ci fosse stata una pur minima struttura “umana” avrebbero trovato non solo altre rovine ma parti di statue o almeno delle colonne ( quelle che credevano fossero colonne erano in realtà comuni zavorre in cemento vedi foto e LINK ), o almeno un minimo di “oggettistica” avrebbe dovuto raggiungere la costa, invece nulla cosa per altro che accade anche per il monumento di Yonaguni

Ma l’impossiblità di una struttura presente a Bimini infine è data dal luogo stesso in quanto le barriere coralline sono “giovani” al largo di Bimini del resto anche l’isola Bahamas … non si stanno restringendo, ma in realtà in crescita di qualche centimetro l’anno e data la formazione dove sarebbe potuta sorgere una città? LINK