La bufala degli alieni in Val di Susa (parte seconda)

Come promesso ieri, eccovi un bell’articolo, scritto da Mariano Tomatis prestigiatore mentalista, sui misteri della Val di Susa….a mio parere dopo la lettura dell’articolo, anche per voi, di misteri ne rimarranno ben pochi…mi domando però perchè in trasmissioni come  “Mystero” si cerchi sempre di “parlare” solo a senso unico senza effettivamente mostrare il punto di vista scientifico o scettico…..forse è questo il mistero o forse, come per altro credo, conta più l’audience che lo “studio ”  dei misteri….e ciò per come la vedo io offende sia lo scettico sia chi veramente “crede” e studia i fenomeni misteriosi che accadono nel mondo

Una base aliena sul monte Musiné?

Analisi degli studi sulla montagna piemontese eseguiti da Giuditta Dembech –  A pochi chilometri da Torino, sulla strada che porta verso la Val di Susa, si staglia imponente un monte dal cono spoglio e dalla forma vagamente piramidale. Sulle sue pendici uomini di ogni tempo vi hanno impresso tracce del loro passaggio, tradotte in simboli accennati, graffiti ed affascinanti incisioni rupestri. A questo ambiente così ricco di storia nel 1976 la giornalista torinese Giuditta Ansante Dembech dedicò uno studio archeologico cui diede il suggestivo titolo di “Musiné magico”.
Nelle oltre 130 pagine che lo componevano ella raccolse dati storico-archeologici, leggende e fotografie di quella che nel giro di due anni divenne, agli occhi dei piemontesi, la “montagna incantata”. Come avvenne questa singolare “elezione” del Musiné a “punto Radiante” paragonabile a quelli presenti sull’Isola di Pasqua, nel Tibet e sulle Ande? leggende che nacquero dalle popolazioni vissute per secoli a ridosso del Musiné non sono dissimili da quelle di qualunque altro villaggio di montagna: tutte parlano di entità malefiche, streghe, demoni, lupi mannari, la più originale di un carro volante guidato da Erode che scorrazza di qua e di là ogni notte?Il compendio che ne fece Giuditta Dembech sul suo “Musiné magico” ha un indubbio valore storico, ed è certamente un lodevole esempio di studio sulle più antiche tradizioni piemontesi. È vero, qua e là vi si ritrovano concessioni alla parapsicologia e alle tesi ufologiche, ma la maggior parte di queste vengono subito attenuate da considerazioni dal taglio più scettico. Alcune, però, destano non poche perplessità: Croiset e Gustavo Rol vengono presentati come straordinari sensitivi, mentre si afferma che la Val di Susa si troverebbe su misteriose rotte “ortogoniche”. Nonostante la gran mole di leggende presentate, al lettore non vengono forniti strumenti per capire meglio quale realtà potrebbe nascondersi dietro a ciò che viene raccontato a voce. Se nelle antiche leggende il monte Musiné è stato a lungo centro di visite da parte di carri di fuoco volanti, oggi le strane “luci nel cielo” sono attribuite dagli ufologi ad improbabili visitatori alieni, che sarebbero addirittura discesi nelle viscere della montagna per effettuare strani esperimenti.
Ma è la stessa Dembech a segnalarne la più probabile provenienza “naturale”: si tratterebbe di fulmini globulari o fulmini tradizionali, attratti dagli spessi strati sottostanti, tutti permeati di magnetite. Gli stessi reperti che gli ufologi hanno raccolto come testimonianze del passaggio di astronavi misteriose (campioni di terra bruciata dall’atterraggio, pietre “particolari”) vengono riconosciute dai contadini locali come terriccio sul quale si è abbattuto un fulmine e “pere dal tron”, che in dialetto locale significa “pietre del tuono”.

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Gli incendi, attribuiti alle attività degli extraterrestri in questione, sono da attribuirsi più all’ambiente secco del monte, sul quale non ci sono sorgenti d’acqua e la vegetazione si riduce a piccoli arbusti (anche a causa della paurosa siccità estiva). Né le voci intorno a misteriosi cunicoli che traforerebbero il monte potrebbero efficacemente essere addotti a prova di “presenze” dalla provenienza sconosciuta: in passato il Musiné era un vulcano, ed è fatto comune che l’enorme calore delle sue viscere imprima una fortissima pressione al magma incandescente scavando passaggi irregolari sotterranei. Se, poi, non si è completamente esaurita la riserva di gas naturale nel monte, diventa perfettamente spiegabile la comparsa di occasionali fuochi fatui (dovuti forse anche al gas emesso da materiale in decomposizione).
Se, dunque, tutto ciò che circonda il Musiné ha un’origine naturale e perfettamente spiegabile dalla geologia, dalla storia e dalla fisica, come si spiega l’assunzione da parte del monte della fama di “montagna misteriosa”? Ciò che diede il via a questa interpretazione “alternativa” fu un capitolo di “Torino città magica”, il libro che pubblicò la stessa Giuditta Dembech due anni dopo il suo studio sul Musiné.
Non è chiaro il motivo per cui una giornalista che aveva dedicato il suo saggio archeologico “a noi, adulti razionali e positivisti” abbia provato il desiderio di convertirsi in questo suo secondo lavoro alle teorie esoteriche più bizzarre, accusando gli scienziati di ottusità e citando Lavoisiere quale elemento di punta di quella che lei chiama “stupidità scientifica”. Basta, infatti, leggere le quindici pagine del capitolo “Il Musiné” per intuire che qualcosa nello stile della Dembech è cambiato: il primo paragrafo si intitola suggestivamente “Un monte di mistero” e qui il monte è esplicitamente definito come “punto magico”. “Qualcosa di insolito e misterioso” trasparirebbe dal suo aspetto: una descrizione molto adatta all’interno di un romanzo, ma alquanto strana per quello che vorrebbe essere un saggio rigoroso e documentato. E quali sarebbero le caratteristiche che renderebbero così “misterioso” il monte?
Secondo la Dembech, la Forestale avrebbe inutilmente speso ingenti capitali per rimboschire la zona, nella quale “per un motivo che nessuno riesce a spiegare, le giovani piante muoiono una dopo l’altra”. Nessun riferimento, però, a quanto da lei stessa affermato due anni prima intorno all’assenza di sorgenti d’acqua e alla naturale siccità della montagna. Al contrario, viene portata come spiegazione possibile la presenza di una base segreta (“da cui dischi volanti prenderebbero il largo per orizzonti sconosciuti”) causa di emanazioni radioattive che produrrebbero sterilità.
La giornalista non prende affatto le distanze dalle leggende riguardanti “entità malefiche e anime dannate”; le accosta, anzi, alle “più moderne e sofisticate” riguardanti le già citate invasioni aliene. E invece di riproporre le spiegazioni del fenomeno in termini di fulmini e gas naturali, riporta l’opinione di un occultista molto noto (di cui non fa il nome) secondo il quale il monte sarebbe un punto magico d’eccezione, sul quale “le capacità medianiche, possedute da ciascuno di noi” verrebbero “potenziate, amplificate al massimo”. Se su “Musiné magico” la Dembech affermava che “le leggende moderne ci presentano una versione poco probabile e decisamente romanzesca”, che “molti anni spesi in ricerche archeologiche hanno permesso di sorridere di tutto questo, con vivo rammarico di coloro ai quali non sarebbe dispiaciuta una esperienza fuori del comune”, e addirittura che “non si è mai recepita una sia pur minima traccia di un incredibile atterraggio o di un passaggio eccezionale”, il tono utilizzato in “Torino città magica” è molto diverso; qui la giornalista scrive, con un’accentuata sensibilità cromatica, che “bisogna ammettere che i misteriosi bagliori azzurri, verdastri, fluorescenti li hanno visti in molti. Anche persone assolutamente razionali e degne di credito”.
A questa spiegazione, la giornalista non dedica che cinque righe su “Torino città magica”, concludendo fortunatamente con le parole: “E forse è proprio così”. Subito dopo, però, vengono riportate altre testimonianze di avvistamenti, concluse con una frase che sembra alludere a numerosissimi altri eventi simili: ?le cronache ufologiche sono zeppe di avvenimenti del genere? Il paragrafo successivo è dedicato ad una strana targa metallica inneggiante ad una “fraternità universale tra tutti i popoli” che qualcuno avrebbe collocato sulla vetta del Musiné in un periodo imprecisato tra il 1973 e il 1978, anno in fu portata via.

lapide2

Il testo parla di “punti elettrodinamici”, di “astrali entità” ed elenca dieci grandi personaggi del passato, da Cristo a Martin Luther King, indicandoli come esempi da seguire. La Dembech sostiene di aver ricevuto una lunga e dettagliata lettera misteriosamente firmata “Echnaton” che spiegherebbe il significato della targa; il testo della spiegazione è sibillino quanto quello della targa, né è di maggior aiuto la citazione dell’alchimista Bardato Bardati, per cui essa conterrebbe “un significato alchemico importantissimo, ma il discorso è strettamente riservato agli iniziati”. Guarda caso?
Le altre testimonianze al riguardo sono della stessa levatura: contattisti che vedono nella montagna tracce di una Nazca in miniatura, detective che vi riconoscono una “finestra aperta su un’altra dimensione” (e la Dembech porta a sostegno di questa teoria un maremoto che colpì Pescara nel giugno del 1978).
Nel paragrafo “Sempre più mistero” viene riportata, tra le altre, l’affermazione di una studentessa di scienze naturali che ha riscontrato come la flora del monte sia simile a quella dell’isola di Pantelleria, “che si trova agli antipodi del Musiné”. Cosa ci sia di strano in questo fatto lo sa solo la Dembech. Non si capisce, invece, come il monte possa trovarsi agli antipodi dell’isola di Pantelleria. Ancora, la giornalista presenta come insolita una fotografia nella quale l’immagine dei componenti del gruppo si riflette su un banco di nebbia creando una sorta di “doppio” di ciascuno. L’effetto, assolutamente naturale, è stato recentemente riprodotto da Maurizio Casti e presentato al concorso fotografico indetto dal CICAP in occasione del suo VI Congresso Nazionale. E’ conosciuto come “Spettro di Broken” (vedi foto).

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La Dembech sostiene che il fenomeno sia spiegabile in termini di energia bioplasmica (o aura vitale), e cita la camera Kirlian. E’ qui che inserisce la sua accusa “agli spocchiosi personaggi che vegetano nei laboratori scientifici, dal Politecnico in poi”. L’ultimo paragrafo cita una fotografia che la giornalista ottenne per caso quando, nel tentativo di azionare l’autoscatto, la macchina le cadde per terra fotografando, così, il sole. Il perito fotografico Luciano Caivano, amico della Dembech, analizzò la “cosa” che si impresse sulla pellicola e concluse che si trattava della testimonianza di una presenza aliena. Il contattista Alberto Frisoni confermò la teoria del fotografo, sostenendo che la macchia sfocata color arancio brillante è stata la manifestazione di una forma di vita extraterrestre che si sarebbe messa in contatto con lei per dimostrarle “non solo che esistono, ma che possono fare molte cose”. Il paragrafo in questione si intitola “Un UFO invisibile”. Se fosse ancora vivo, probabilmente Carl Sagan chiederebbe alla Dembech “qual è la differenza fra un UFO invisibile e un UFO inesistente”. Il grande successo che ottenne sull’opinione pubblica torinese il volume Torino Città Magica indusse la Dembech ad approfondire il discorso sulla montagna della Val Susa in un libro che intitolò semplicemente Musiné. E’ il 1996. Sono trascorsi vent’anni dalla sua dedica agli “adulti razionali e positivisti”. Questa volta destinatari dell’opera sarebbero “l’Età dell’Acquario” e “l’Uomo Nuovo che è già in ciascuno di noi”. Oltre a riprendere uno per uno tutti i misteri che avvolgerebbero il Musiné, la Dembech ci svela il mistero finale: la ragione della sua “conversione” a seguace della New Age. Nel corso del libro Musiné magico “ero legata ad un gruppo di ricerca archeologica [?] Praticamente mi tenevano d’occhio pagina per pagina mentre scrivevo, per evitare che potessi infilare ipotesi assurde in quel testo che doveva essere il più attendibile possibile”. Nella nuova edizione “a questo materiale, validissimo dal punto di vista della ricerca preistorica, ne ho aggiunto dell’altro, meno scientifico, ma indubbiamente più affascinante”. Non ci sembra irrispettoso concludere con le parole usate dalla giornalista per bollare quelle stesse teorie che avrebbe abbracciato qualche anno dopo essersi così espressa: “Proprio niente di tutto questo va preso in considerazione se si vuol fare uno studio veramente serio”. Se lo diceva lei?

Bibliografia: Dembech, Giuditta Ansante. 1976. Musiné magico. Torino: Ed. Piemonte in Bancarella.
Dembech, G. A. 1978. Torino città magica. Torino: Ed. Piemonte in Bancarella.
Dembech, G. A. 1996. Il Musiné. Torino: L’Ariete.
Un ringraziamento speciale a Luca De Salvador, che mi ha segnalato l’esistenza del terzo libro della Dembech e me ne ha fornito alcune citazioni, e a Maurizio Casti, per la segnalazione del fenomeno dello “Spettro di Broken”.

CICAP PIEMONTE

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4 responses to “La bufala degli alieni in Val di Susa (parte seconda)”

  1. Claudio says :

    Incolli un articolo del CICAP, parli di un fantomatico numero di FAMIGLIA CRISTIANA, e secondo te é mistero risolto?

    Non sei molto differente da quelli che vedono UFO ovunque se ti basta così poco per pensare che un mistero sia risolto…

    Anche perché le fonti che hai citato non ammetterebbero mai l’esistenza degli alieni neanche se se li ritrovassero a cena..

    • die2878 says :

      Partendo dal presupposto che credo sia d’accordo che ognuno può avere la sua opinione giusta o sbagliata che sia; io rispetto la sua idea ma scrivere: “Come promesso ieri, eccovi un bell’articolo, scritto da Mariano Tomatis” non è fare copia ed incolla ma citare …come non è un “fantomatico numero di FAMIGLIA CRISTIANA” visto che vi è scritto nel post Famiglia Cristiana n.13, 1988 (non so cosa lei richiedesse di più)…
      Vorrei infine fare una precisazione nessuno infatti definisce il mistero risolto….“Mistero Risolto” è solo il titolo del blog e richiama la frase di un comico (Prapapappo) della trasmissione Colorado proprio per stemperare i “toni” e per non prendersi troppo sul serio (qui viene mostrato solo un punto di vista come scritto anche all’inizio del post…“si cerca sempre di “parlare” solo a senso unico senza effettivamente mostrare il punto di vista scientifico o scettico…”

      Saluti
      Diego

  2. Cozio says :

    Eh… lo scetticismo non vende, e la Dembech se ne è accorta !

    La sola cosa certa di Rol è che era un pozzo di erudizione, ma
    a nessuno interessa che fosse, ad esempio, un esperto della
    Rivoluzione Francese e di storia sabauda…

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