La bufala dei dischi dropa

Molti siti di misteri riportano la notizia della popolazione dei Dropa in Tibet e dei famosi dischi, tra l’altro molte volte è associato erroneamente a loro il piatto di lolladoff, questi dischi a seconda delle teorie verrebbero o da una antica civiltà o dagli alieni, ma in realtà vengono da: NESSUNO! Infatti non esistono, sono stati creati per la prima volta nel libro Sungods in Exile (1978) da Karyl Robin-Evans,che narra di una sua spedizione in Tibet del 1947 e di come venne a conoscenza dei Dropa e dei loro segreti…ma si sa le bugie hanno le gambe corte e nel 1995 si scoprì la verità, ovvero lo scrittore David Gamon confessò al Fortean Times, di aver scritto Sungods in Exile per scherzo e per mettere alla berlina la pseudoscienza di Erich von Däniken, ma, non solo, ammise anche di aver falsificato foto e prove.

Questo però non scoraggiò  Hartwig Hausdorf che nel 1998 scrisse il libro The Chinese Roswell e che introdusse il professor Tsum Um Nui della Beijing Academy traduttore di questi dischi, inutile dire che il professore non esiste ne in Cina ne altrove e nessuno prima del libro l’aveva mai sentito menzionare, e se proprio bisogna dirla tutta, Tsum Um Nui non è un cognome cinese ma giapponese scritto, però, ortograficamente in maniera scorretta. Infine tutti i dischi di pietra sono conservati, a detto degli scrittori in vari musei in tutta la Cina, tuttavia, nessuno di questi musei, una volta contattato, sembra conoscere o avere avuto un disco di dropa.
In conclusione aggiungo due curiosità, la prima riguarda la storia scitta da Gamon che non risulta manco originale perchè scopiazzata da un racconto del 1973 Les disques de Biem-Kara (I dischi di Biem-Kara) dell’autore francese Daniel Piret. La seconda curiosità riguarda le foto, infatti molte di esse ritraggono i BI, allego un link  di wikipedia per chiunque fosse interessato a scoprire cosa sono , allego anche una foto per aumentare la curiosità.

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3 responses to “La bufala dei dischi dropa”

  1. montefeltro says :

    Le Ricerche degli scienziati Russi

    Scienziati russi hanno chiesto di vedere i dischi e molti sono stati inviati a Mosca per l’esame. I dischi sono stati grattati per pulirli da particelle di roccia che si erano incrostate e poi sono stati sottoposti ad analisi chimica. Per la sorpresa degli scienziati, i dischi contenevano grandi quantità di cobalto e altre sostanze metalliche. Inoltre, se messi su un piatto speciale, secondo il Dr Vyatcheslav Saizev, che descrisse gli esperimenti nella rivista sovietica Sputnik, essi vibrano o “ronzano” in un insolito ritmo, come se una carica elettrica passasse attraverso di loro. O come ha suggerito uno scienziato “come se essi formassero una parte di un circuito elettrico”. Ad un certo tempo, essi devono essere stati chiaramente esposti ad una tensione straordinariamente alta. “Essi sembrano come antichi dischi rigidi, e ruotano come i dischi rigidi che abbiamo oggi. Forse se riuscissimo a leggere questi antichi dischi rigidi, ci sarebbe possibile trovare risposte”.

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