2012

La profezia del 2012

La profezia del 2012 non è reale poichè è nata da incomprensioni o letture errate che, come unica nota positiva, ha quella di far conoscere al mondo le conoscenza del popolo Maya. L’arrivo del 2012 e la conseguente fine del mondo hanno ispirato libri, film, inchieste e quant’altro fosse possibile ma come si può vedere dal nostro articolo, tutto questo non è altro che pura fantasia, basata su dati poco attendibili o su supposizioni. Non a caso c’è già chi, per sicurezza, sposta la profezia al 2200.

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Che cosa si nasconde dietro la “profezia” maya che alimenta un crescendo di fantasie e business. Articolo di ANTONIO AIMI
Anche se un proverbio cinese ricorda che «quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito», nel caso del tormentone «2012 – la fine del mondo» (profezie apocalittiche, film, libri, siti Internet e chi più ne ha più ne metta) sarebbe bene guardare il dito. Anzi la persona che tiene il dito puntato verso il nulla. Ma capire le ragioni di queste mode new age va al di là delle possibilità di chi ha una certa familiarità col calendario maya, l’innocente motore immobile del circo che ci aspetta da qui alla data fatidica. In attesa di vedere come andrà a finire (ovviamente si accettano scommesse) può essere utile verificare che cosa sul 2012 hanno detto i diretti interessati. Innanzi tutto è importante osservare che si tratta sostanzialmente di una estrapolazione dal Conto Lungo, uno dei calendari maya. I Maya, in realtà, non fanno mai riferimento al 2012 né lo associano ad alcuna profezia. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire che cos’è il Conto Lungo. Sorprendentemente, in tutta la Mesoamerica – l’area archeologico-culturale che va dalle aree semidesertiche del Messico centro-settentrionale alle foreste pluviali dell’Honduras e della penisola di Nicoya in Costa Rica – veniva utilizzato un sistema calendariale completamente diverso da quelli usati nel resto del mondo. Esso si basava sull’interazione di due cicli: l’anno solare di 365 giorni senza bisestile e il calendario rituale di 260 giorni, basato sui passaggi zenitali (260 + 105) del Sole a Izapa (a circa 14° 55’ di latitudine Nord). Combinandosi tra di loro questi due cicli formavano un periodo di 18980 (minimo comune multiplo di 260 e 365) giorni, vale a dire un periodo di 52 anni, che si potrebbe chiamare con una certa forzatura «secolo mesoamericano». Quando finiva il «secolo mesoamericano», il calendario ricominciava da capo con giorni che avevano lo stesso nome di 52 anni prima. È evidente, dunque, che questo sistema calendariale veicolava una concezione iperciclica del tempo. Le culture epiolmeche, tuttavia, e, alcuni secoli dopo, la cultura maya del Periodo Classico (300-900 d.C.), affiancarono al tradizionale calendario mesoamericano il Conto Lungo, un ciclo lunghissimo di 5125,36 anni che, pur rimanendo circolare, in realtà, per via della sua lunghezza, trasmetteva una concezione quasi lineare del tempo. All’interno del Conto Lungo una qualsiasi data veniva scritta con cinque numeri che da destra a sinistra indicavano: i giorni, gli uinal (mesi di 20 giorni), i tun (anni di 360 giorni), i katun (periodi di 20 tun) e i baktun (periodi di 20 katun). Ad esempio: 12.19.16.10.3 (corrisponde al 2 agosto 2009).

Il Conto Lungo aveva cominciato a «girare» il 6 settembre 3114 a.C., quando segnava 0.0.0.0.0 (per ragioni che qui è complicato spiegare questa data veniva scritta 13.0.0.0.0, indicando il completamento del ciclo precedente) in un giorno 4 Ajaw del calendario rituale e 8 Kumku’ dell’anno solare. Il bello di questa data iniziale è che era una pura speculazione teorica, perché si riferiva a un periodo sul quale gli inventori del Conto Lungo non avevano nessun dato, dal momento che nel 3114 a.C. le popolazioni epiolmeche e maya ancora non esistevano. Le prime stele col Conto Lungo compaiono oltre tremila anni dopo la data iniziale (la più antica, la Stele 2 di Chiapa de Corzo, è del 36 a.C.). Non si sa perché fu inventato questo nuovo calendario, né quale funzione avesse al suo esordio. È abbastanza chiaro, tuttavia, che durante il Periodo Classico, quando i monumenti e le stele col Conto Lungo costellavano i centri cerimoniali delle città maya, la data iniziale si riferiva alla creazione del mondo, probabilmente alla quarta creazione, quella degli uomini di mais. Inutile dire che i testi associati al Conto Lungo non contenevano fosche profezie sul futuro, ma guardavano, per così dire, al passato, perché celebravano le imprese e i lignaggi dei re maya collocandoli in un piano temporale che rinviava agli eventi del tempo mitico della creazione.Per molto tempo alla data finale del Conto Lungo non si è prestata molta importanza, ma le cose hanno cominciato a cambiare quando si è scoperto il modo corretto di trovare le correlazione tra il Conto Lungo e il nostro calendario e si è osservato che il Conto Lungo terminerà il 21 dicembre 2012. Questa data, fino all’esplosione della passione per il 2012, è stata considerata dai mayanisti una semplice curiosità, perché nei loro testi i Maya del Periodo Classico non la citano quasi mai e non le attribuiscono un particolare valore apocalittico o epocale. L’unica eccezione è il Monumento 6 di Tortuguero, un piccolo sito agli estremi confini occidentali dell’Area maya, che presenta un testo molto eroso e per questo di difficile lettura, ma che in ogni caso non sembra avere alcun carattere profetico.
La ragione che spingeva i Maya, in genere abbastanza attenti ai momenti liminari del calendario, a non dare molta importanza alla fine del Conto Lungo, a parte il fatto banale che non aveva molto senso pensare a un evento così lontano nel tempo, è molto semplice. La data della fine del Conto Lungo, il 13.0.0.0.0, non replica le condizioni del giorno della creazione, perché cade in un giorno 4 Ajaw del calendario rituale e 3 K’ank’in dell’anno solare. Il discorso, ovviamente, sarebbe stato ben diverso se, invece, avesse ripresentato le date 4 Ajaw 8 Kumku’, il che avrebbe spinto i Maya a considerare il 21 dicembre 2012 un giorno favorevole a una nuova creazione. Quindi gli apocalittici devono rassegnarsi, la scadenza che ci attende tra qualche anno non vedrà la fine del mondo e nemmeno, purtroppo, una nuova creazione. Considerando i tempi che corrono, è certo che gli dèi maya potrebbero avere più di un motivo per volere una nuova umanità.

Antonio Aimi è uno dei maggiori studiosi di arte e civiltà precolombiane

Tratto da La Stampa.it
www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200908articoli/46064girata.asp

L’ipotesi che il 21-12-2012, la rotazione della Terra possa arrestarsi è chiaramente campata in aria – una vera e propria bufala! Non esiste nessun effetto fisico conosciuto o ipotizzabile che possa fermare – e riavviare dopo 72 ore – la rotazione di una massa come quella terrestre.
Esiste però il fenomeno dell’inversione magnetica, evento già verificatosi più volte e che consiste nel ‘cambio’ di polarità del campo magnetico terrestre – il sud diventa nord e viceversa. Questo fenomeno è potenzialmente pericoloso, in quanto nel periodo di transizione (di cui non si sa quale potrebbe essere la durata) mancherebbe lo ‘scudo’ magnetico che ci protegge dai raggi cosmici. Occorre anche dire che non ci sono tracce di eventi traumatici associabili ai periodi di inversione. E neppure è possibile prevedere quando avverrà la prossima inversione. Ecco un interessante articolo al riguardo.

Risponde lo studioso Mauro Carta. “L’esistenza di un campo magnetico terrestre (c.m.t.) viene evidenziata principalmente attraverso l’azione esercitata su qualunque dipolo magnetico presente in prossimità della superficie. Le prime teorie sul c.m.t. furono proposte nel ‘600 da William Gilbert, e modificate e perfezionate nella prima metà del secolo scorso dal matematico e fisico tedesco Karl Friedrich Gauss.
Secondo le ipotesi più recenti (già avanzate a suo tempo da Gauss) circa l’80% del campo magnetico totale misurato sulla superficie terrestre può essere spiegato assimilando il nostro pianeta ad un dipolo geocentrico (cioè con un centro coincidente a quello della Terra) inclinato di 11°30′ rispetto all’asse di rotazione (campo magnetico dipolare). Per questo motivo i poli magnetici non corrispondono a quelli geografici. Infatti attualmente (la posizione dei poli magnetici è variabile nel tempo) il polo nord magnetico è situato presso l’isola di Bathurst nell’arcipelago artico canadese (78°31′ N, 75° E) mentre il polo sud magnetico è situato al largo delle coste dell’Antartide nel mare d’Urville (78°30’ S, 110° E). Il restante 20% del campo magnetico totale è irregolare, varia cioè nello spazio e nel tempo, e sembra avere origine dalle profondità della Terra. L’ipotesi, confermata dalle misurazioni, di un campo magnetico dipolare spiega quindi il perché dell’orientamento grosso modo nord-sud delle linee di forza del c.m.t.: linee di forza secondo le quali si dispongono tutti i magneti più piccoli e liberi di muoversi attorno ad un asse verticale, come per esempio gli aghi delle bussole.Le rocce magmatiche contengono spesso minerali ferriferi e comunque magnetici, in grado di disporsi secondo la direzione del campo magnetico presente all’epoca del loro raffreddamento. Tenendo conto degli spostamenti dei continenti come previsto dalla moderna Tettonica delle Placche, la determinazione dell’orientamento dei minerali magnetici delle rocce magmatiche consolidatesi milioni di anni fa, ha consentito ai geologi e geofisici di ipotizzare il periodico capovolgimento della polarità del c.m.t. In pratica, il c.m.t. non solo è tutt’altro che stazionario (infatti, gli spostamenti dei poli magnetici sono ben misurabili e prevedibili e le carte topografiche devono tenerne conto a distanza di pochi anni), ma inverte la sua polarità con periodi di decine di migliaia di anni (eventi di polarità magnetica) e di centinaia di milioni di anni (epoche di polarità magnetica). Ciò significa che almeno negli ultimi 100 milioni di anni il c.m.t. deve aver invertito la propria polarità un buon numero di volte, come di fatto indicano i dati paleomagnetici ottenuti dall’analisi delle rocce magmatiche.

Anche l’intensità totale del c.m.t. varia nel tempo, poichè varia la sua componente irregolare, di circa 10 nano Tesla all’anno (1 nT = 10.000 Gauss).
Le ragioni di tale periodica inversione di polarità del c.m.t. sono ancora sconosciute, anche se sono state avanzate diverse ipotesi. Una spiegazione basata sul modello della dinamo a due dischi accoppiati fu proposta da R.Rikitake (1958). A.Cox (1968) sviluppò invece un modello (probabilistico) che, sfruttando come base il modello di Rikitake, avanzò l’ipotesi che le variazioni di polarità del c.m.t. fossero dovute all’interazione tra oscillazioni costanti e processi casuali, dovuti anche alla presenza, al
confine tra mantello e nucleo terrestre, di una serie di dipoli responsabili della parte irregolare del campo magnetico. All’inversione di polarità del c.m.t. contribuirebbe il moto di rotazione della Terra, le cui forze di Coriolis tenderebbero a rinforzare sempre il campo esistente in un dato istante. Nelle fasi di oscillazione di intensità del campo magnetico, e quando l’intensità si approssima allo zero, è possibile che il campo associato ai dipoli eccentrici sia maggiore e di segno opposto al campo del dipolo centrale. Si produrrebbe in questo modo una inversione di polarità, rafforzata dalle forze della rotazione della Terra (forze di Coriolis).
La probabilità che si abbia una inversione della polarità durante un intero periodo di oscillazione (di intensità) del c.m.t. è dello 0,05.
Conseguentemente, è prevedibile una variazione di polarità del c.m.t. ogni venti periodi. Assumendo una durata di 10.000 anni per un singolo periodo di oscillazione del dipolo centrale, la durata media degli intervalli di polarità sarà di circa 200.000 anni. Questi risultati presentano un discreto accordo con le osservazioni.
Gli effetti planetari di una variazione della polarità del c.m.t. non sono perfettamente noti, ma la documentazione geologica non sembra mostrare che questi periodici cambiamenti abbiano influenzato in modo comprovabile l’evoluzione geomorfologica e biologica del nostro pianeta.
Le variazioni del campo magnetico terrestre sono ben note e in buona approssimazione prevedibili. In particolare il campo dipolare mostra attualmente una variazione del momento magnetico dello 0,05% ogni anno, ed una deriva verso ovest di 0,05 gradi di longitudine/anno con un periodo di 1200-1800 anni.
Il campo irregolare presenta una deriva (attualmente verso ovest) di circa 0,2° di longitudine per anno, con un periodo di circa 2000 anni, ed una variazione di intensità di circa 10 nT/anno.Inoltre, avviene un trasferimento di energia dal campo magnetico dipolare a quello irregolare di circa 0,06% del c.m.t. totale ogni anno.”

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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Armando Norinelli (1982) – Elementi di geofisica applicata. Pàtron editore.
Livio Trevisan e Gaetano Giglia (1982) – Introduzione alla geologia. Pacini editore.
Owen M. Phillips (1985) – La geofisica. Biblioteca della EST – Mondadori.
Alfondo Bosellini (1984) – Tettonica delle placche e geologia. Italo Bovolenta editore.
Paolo Gasparini e Marta S.M. Mantovani (1984) – Fisica della Terra solida. Liguori editore.
Forese Carlo Wezel (1994) – Dal nero al rosso: dentro il pulsare della Terra. Sperling & Kupfer.

Tratto da Bufole & Co e Vialattea.net
http://bufole.blogspot.com/2008/03/2012-la-fine-del-mondo.html
http://www.vialattea.net/esperti/php/risposta.php?num=7753

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